Ci sono scoperte che fai di cui in passato ne hai solo percezione, sempre contrastante.
Napoli è una di queste.
Il contrasto rimane ma la possibilità di vederla ti aiuta ad apprezzarlo e capire che il bello non è questione di perfezione ma al contrario proprio l'imperfetto rende lo scarto tra le cose la zona dove nascono certe emozioni . Il bello esplode laddove c'è il misero
È stata una visita di un giorno ma vuoi già tornare.
E di nuovo rimanere a guardare quel confine, dove il senso perde e rimane solo stupore!
lunedì 30 dicembre 2013
In giro per Napoli
martedì 22 ottobre 2013
Urla così sei il più credibile, in cerca di un non-senso
E' innegabile.
Se urli più forte, vinci.
Ma vinci cosa?
Cosa?
Ennesima polemica politica (Napolitano e il Fatto Quotidiano) per esempio.
Mai come in questo periodo (frase stra-abusata, purtroppo) si riesce a capire qualcosa.
Solo rumore, spesso fastidioso.
Fai fatica a capire nel frastuono.
Se non capisci, tendi a travisare.
Travisando, ti inserisci nel giro pensando di dover dire qualcosa di importante.
Che forse non ha senso.
Ecco, la ricerca di senso sta diventando vana.
E ci sta anche la frase fatalista che nulla ha senso ma sappiamo tutti che non ci crediamo fino in fondo.
La logica esiste perché ne hai bisogno, quando ne hai bisogno. né più, né meno.
Al di là delle ricerche filosofiche del Senso, qui intanto sta diventando il Caos.
Un Caos sistematico, molto meno imprevedibile di quello che pensi.
Perché pensi che sia uno stato voluto, dove è meglio annaspare che fermarsi, raccogliersi, sentirsi e prendere una decisione.
Non frutto di una disperata necessità di movimento (pur di non sembrare fermi agli altri e a se stessi), vittima di uno stato di accelerazione mentale in un realtà proiettata di immobilismo.
Ma un profondo, autocosciente, atto di responsabilità.
A toni potenti suoni bassi
Se urli più forte, vinci.
Ma vinci cosa?
Cosa?
Ennesima polemica politica (Napolitano e il Fatto Quotidiano) per esempio.
Mai come in questo periodo (frase stra-abusata, purtroppo) si riesce a capire qualcosa.
Solo rumore, spesso fastidioso.
Fai fatica a capire nel frastuono.
Se non capisci, tendi a travisare.
Travisando, ti inserisci nel giro pensando di dover dire qualcosa di importante.
Che forse non ha senso.
Ecco, la ricerca di senso sta diventando vana.
E ci sta anche la frase fatalista che nulla ha senso ma sappiamo tutti che non ci crediamo fino in fondo.
La logica esiste perché ne hai bisogno, quando ne hai bisogno. né più, né meno.
Al di là delle ricerche filosofiche del Senso, qui intanto sta diventando il Caos.
Un Caos sistematico, molto meno imprevedibile di quello che pensi.
Perché pensi che sia uno stato voluto, dove è meglio annaspare che fermarsi, raccogliersi, sentirsi e prendere una decisione.
Non frutto di una disperata necessità di movimento (pur di non sembrare fermi agli altri e a se stessi), vittima di uno stato di accelerazione mentale in un realtà proiettata di immobilismo.
Ma un profondo, autocosciente, atto di responsabilità.
A toni potenti suoni bassi
martedì 15 ottobre 2013
Basta cambiare aria
Sarà essere a 600 km lontano da casa.
Sarà sentire tante voci diverse.
Sarà parlare di cose che in fondo si ridimensionano.
Sarà...
L'importante è portarsi dietro qualcosa.
Lasciare che sedimenti.
Poi qualcosa ne uscirà fuori.
È quello che ti riprometti.
Sarà...
mercoledì 9 ottobre 2013
Il succulento gusto dello sangue sterilizzato
Vorresti parlare di cose belle ed interessanti (almeno quelle che ti sono venute agli occhi) ma non ce la fai.
Perché subito vengono spazzate via da un sentimento dirompente che ti nasce da dentro e non vuole altro che uscire a valanga.
La chiami Rabbia, Incazzatura, Frustrazione, vedi un po' quello che calza meglio.
Quindi pronto per seguire il tuo istinto, esci dal tuo mondo interiore e ti affacci al mondo.
Accendi la TV e la gente urla di professione.
Apri Facebook, Twitter o altri social network e la gente non fa che litigare.
Ti dici che uscendo di casa le cose cambiando ma ti rendi conto che invece di Buongiorno ti esce un Vaffanculo.
Ora, fermati.
Respira e cerca di pensare.
Chiediti perché.
Ci vuole fatica.
Basta anche una semplice battuta o una piccola buca sul vialetto di casa e perdi la concentrazione.
Ritenti, ci provi di nuovo magari con un maggior astrazione (perché ce ne vuole).
Perché si è sempre più spesso uno contro l'altro, tutti contro tutti! Dove ogni idea è una battaglia, ogni opinione un affronto, ogni sentimento un abominio!
Cosa cacchio ti/ci sta succedendo?
Per ognuno di noi, cerchiamo di risponderci.
Per capirci.
Altrimenti moriremo di rabbia e di crepacuore.
Che ne pensate?
Perché subito vengono spazzate via da un sentimento dirompente che ti nasce da dentro e non vuole altro che uscire a valanga.
La chiami Rabbia, Incazzatura, Frustrazione, vedi un po' quello che calza meglio.
Quindi pronto per seguire il tuo istinto, esci dal tuo mondo interiore e ti affacci al mondo.
Accendi la TV e la gente urla di professione.
Apri Facebook, Twitter o altri social network e la gente non fa che litigare.
Ti dici che uscendo di casa le cose cambiando ma ti rendi conto che invece di Buongiorno ti esce un Vaffanculo.
Ora, fermati.
Respira e cerca di pensare.
Chiediti perché.
Ci vuole fatica.
Basta anche una semplice battuta o una piccola buca sul vialetto di casa e perdi la concentrazione.
Ritenti, ci provi di nuovo magari con un maggior astrazione (perché ce ne vuole).
Perché si è sempre più spesso uno contro l'altro, tutti contro tutti! Dove ogni idea è una battaglia, ogni opinione un affronto, ogni sentimento un abominio!
Cosa cacchio ti/ci sta succedendo?
Per ognuno di noi, cerchiamo di risponderci.
Per capirci.
Altrimenti moriremo di rabbia e di crepacuore.
Che ne pensate?
giovedì 26 settembre 2013
Tutti i talk show che vuoi....e non desideri
Avevi in mente una serie di post relativi alla comunicazione nell'era digitale.
Il primo riguarda i millemila talk show che oramai imperversano nei vari canali generalisti, insieme ai programmi di cucina e di gente che canta.
Avete notato quanti ce ne sono?
Vi siete chiesti come mai?
Beh, innanzitutto costano pochissimo e rendono parecchio.
Molteplici pause pubblicitarie e costi di produzioni bassi.
Ai politici piacciono troppo perché senza tante stronzate che dicono non farebbero notizia.
Ai non politici fa figo crearsi proseliti tra il pubblico smerdando il personaggio di turno.
Da semplice spettatore ti chiedi spesso: "Ma alla fine che hanno detto? ho capito qualcosa?"
Cercate di filtrare la rabbia e la partigianeria che suscitano.
Non è facile perché tante cose ci toccano troppo da essere obiettivi relativamente ai fatti/dati che ne escono fuori.
E' come essere in una riunione dove si presume ci sia un'agenda ma dopo appena due minuti già le urla e le frustazioni la fanno da padrona.
Per poi uscirne (dopo le classiche due ore) senza aver concluso nulla e chiedendoti "perché.".
Col punto e non quello interrogativo.
Perché la risposta non è necessaria, come se lo scopo non sia cercarla.
Ma vomitare parole in un tremendo flusso di coscienza.
Anzi un flusso di viscere, spesso putrefatte.
Il primo riguarda i millemila talk show che oramai imperversano nei vari canali generalisti, insieme ai programmi di cucina e di gente che canta.
Avete notato quanti ce ne sono?
Vi siete chiesti come mai?
Beh, innanzitutto costano pochissimo e rendono parecchio.
Molteplici pause pubblicitarie e costi di produzioni bassi.
Ai politici piacciono troppo perché senza tante stronzate che dicono non farebbero notizia.
Ai non politici fa figo crearsi proseliti tra il pubblico smerdando il personaggio di turno.
Da semplice spettatore ti chiedi spesso: "Ma alla fine che hanno detto? ho capito qualcosa?"
Cercate di filtrare la rabbia e la partigianeria che suscitano.
Non è facile perché tante cose ci toccano troppo da essere obiettivi relativamente ai fatti/dati che ne escono fuori.
E' come essere in una riunione dove si presume ci sia un'agenda ma dopo appena due minuti già le urla e le frustazioni la fanno da padrona.
Per poi uscirne (dopo le classiche due ore) senza aver concluso nulla e chiedendoti "perché.".
Col punto e non quello interrogativo.
Perché la risposta non è necessaria, come se lo scopo non sia cercarla.
Ma vomitare parole in un tremendo flusso di coscienza.
Anzi un flusso di viscere, spesso putrefatte.
martedì 24 settembre 2013
America...Il grande social network
I tuoi viaggi te li porti sempre dentro.
Sedimentano lentamente o bruscamente ma riemergono improvvisamente, come piccole rivelazioni.
Se poi si tratta di un viaggio fatto nel paese straniero che meglio conosci perché cresciuto ed educato anche dal suo immaginario collettivo, quasi paragonabile ad un patheon, moderno ma allo stesso modo efficace e rappresentativo.
Quale chiave di lettura scegliere?
Così una sera te ne capita uno che sembra essere calzante.
Ho rivisto "The Social Network".
Il film sulla creazione di Facebook, diretto da David Fincher e scritto di Aaron Sorkin.
Al di là della fattezza (notevole) del film, realizzi che la storia parla dell'America e di come sia l'unico posto dove un social network di tale portata poteva nascere.
E' il paese delle possibilità, del mito del self made man, delle idee e delle parabole del successo.
E' anche il paese che ha un tremenda capacità di parlarsi, farsi conoscere tra le sue molteplici razze e caste.
Andando in giro è straniante vedere un tale miscuglio di gente diversa, che apparentemente si mischia e socializza ma tremendamente legata al proprio mondo, fatto di storia lontana, legata ai propri antenati quindi in qualche modo traslata senza essere necessariamente vissuta.
Ed in parallelo corre la sua storia recente, fatta di microfatti diventati miti (come i personaggi mitici dei piccoli villaggi di provincia) a compensare La Storia mai avuta se non importata dal gruppo etnico di provenienza.
Il tutto contornato dai una terra devastante per quanto è immensa, eterogenea, ancestrale e potente.
Ecco, quello che mi ha colpito è questa necessità di comunicare, fatte però attraverso artifici (come ora i computer) o mille e una regole sociali, che tappezzano ogni singola azione che decidi di intraprendere, nell'ottica di preservare un senso civico necessario.
Sia chiaro, la cosa in sé non è negativa (detto da chi proviene da un paese del "faccio un po' come cazzo mi pare").
Non è questione di paragone, almeno non in questo discorso (e ci sarebbe da autoflagellarsi se lo importassimo un minimo in Italia).
Lì tutto cambia (il paesaggio) ma tutto è esattamente dove deve essere. le tue abitudini sono possibili in ogni villaggio, a portata di macchina, luogo principe del nostro isolamento sociale
Nel film si costruisce una rete di amicizie virtuali, nell'ottica di essere visti da tutti ma alla fine, anche col successo, non si è mai detto veramente quello che si prova, si sente, si vive con chi fa parte della nostra vita.
Anche FB è la nostra vita ora.
Solo che quando si è online si è anche lontani, su una rocca, pronti ad urlare al mondo quello che si vuole.
Se ci pensi anche tu stai facendo lo stesso. Nessuno ne è esente.
Non è solo FB ma anche altri media come il cinema, la TV o i fumetti. La quasi psicotica necessita di narrare, raccontandosi, spiegare e spiegarsi, perché sembra quasi non riesca ad essere chiari.
Una sorta di lotta senza fine perché spiegare gli USA è una cosa impossibile.
Alla fine però succede.
Ti fermi e finalmente riesci a parlare con la gente, con le persone.
Ed una cosa stupenda.
Perché risulta dannatamente semplice. Entrare per pochi minuti nell'imperscrutabile.
E capisci, in maniera incosciente.
Però ti basta.
Perché quello che hai sempre cercato e voluto è cercare quella sensazione di essere dentro un grande sogno.
Nel tuo splendido immaginario.
Sedimentano lentamente o bruscamente ma riemergono improvvisamente, come piccole rivelazioni.
Se poi si tratta di un viaggio fatto nel paese straniero che meglio conosci perché cresciuto ed educato anche dal suo immaginario collettivo, quasi paragonabile ad un patheon, moderno ma allo stesso modo efficace e rappresentativo.
Quale chiave di lettura scegliere?
Così una sera te ne capita uno che sembra essere calzante.
Ho rivisto "The Social Network".
Il film sulla creazione di Facebook, diretto da David Fincher e scritto di Aaron Sorkin.
Al di là della fattezza (notevole) del film, realizzi che la storia parla dell'America e di come sia l'unico posto dove un social network di tale portata poteva nascere.
E' il paese delle possibilità, del mito del self made man, delle idee e delle parabole del successo.
E' anche il paese che ha un tremenda capacità di parlarsi, farsi conoscere tra le sue molteplici razze e caste.
Andando in giro è straniante vedere un tale miscuglio di gente diversa, che apparentemente si mischia e socializza ma tremendamente legata al proprio mondo, fatto di storia lontana, legata ai propri antenati quindi in qualche modo traslata senza essere necessariamente vissuta.
Ed in parallelo corre la sua storia recente, fatta di microfatti diventati miti (come i personaggi mitici dei piccoli villaggi di provincia) a compensare La Storia mai avuta se non importata dal gruppo etnico di provenienza.
Il tutto contornato dai una terra devastante per quanto è immensa, eterogenea, ancestrale e potente.
Ecco, quello che mi ha colpito è questa necessità di comunicare, fatte però attraverso artifici (come ora i computer) o mille e una regole sociali, che tappezzano ogni singola azione che decidi di intraprendere, nell'ottica di preservare un senso civico necessario.
Sia chiaro, la cosa in sé non è negativa (detto da chi proviene da un paese del "faccio un po' come cazzo mi pare").
Non è questione di paragone, almeno non in questo discorso (e ci sarebbe da autoflagellarsi se lo importassimo un minimo in Italia).
Lì tutto cambia (il paesaggio) ma tutto è esattamente dove deve essere. le tue abitudini sono possibili in ogni villaggio, a portata di macchina, luogo principe del nostro isolamento sociale
Nel film si costruisce una rete di amicizie virtuali, nell'ottica di essere visti da tutti ma alla fine, anche col successo, non si è mai detto veramente quello che si prova, si sente, si vive con chi fa parte della nostra vita.
Anche FB è la nostra vita ora.
Solo che quando si è online si è anche lontani, su una rocca, pronti ad urlare al mondo quello che si vuole.
Se ci pensi anche tu stai facendo lo stesso. Nessuno ne è esente.
Non è solo FB ma anche altri media come il cinema, la TV o i fumetti. La quasi psicotica necessita di narrare, raccontandosi, spiegare e spiegarsi, perché sembra quasi non riesca ad essere chiari.
Una sorta di lotta senza fine perché spiegare gli USA è una cosa impossibile.
Alla fine però succede.
Ti fermi e finalmente riesci a parlare con la gente, con le persone.
Ed una cosa stupenda.
Perché risulta dannatamente semplice. Entrare per pochi minuti nell'imperscrutabile.
E capisci, in maniera incosciente.
Però ti basta.
Perché quello che hai sempre cercato e voluto è cercare quella sensazione di essere dentro un grande sogno.
Nel tuo splendido immaginario.
sabato 7 settembre 2013
On the road again - Giorno 15 - Avvicinamento a Denver...e al rientro
Quando 5 ore teoriche di macchina diventano 7.
Ed incontri un traffico assurdo per motivi ignoti ed incomprensivi sulla interstate 70, oltre al traffico di Denver che somiglia vagamente a quello del raccordo di Roma.
Pensavamo si fossero riesumati i dinosauri per spiegare l'evento.
La giornata e' stata allietata poi da uno sconto di 20 dollari per aver intasato noi il bagno del motel.
Le risorse in tempi di magra sono infinite.
Il Colorado e' lo stato dalle mille sfaccettature. Altri canyon, boschi, laghi, montagne.
Tutto immerso in un atmosfera western.
Il ritardo di oggi non ci ha permesso di fare una capatina a Denver citta'.
La stanchezza e' alta e ci aspetta praticamente un giorno di viaggio per rientrare, stremati considerando le temperature polari dell'aereo e i sedili che ovviamente non sono fatti per dormire.
Quindi domani non postero' nulla.
Al rientro, dopo aver metabolizzato tutto, parlero' di questa America vista nella sua vastita'.
E' stato il primo viaggio di piacere di cui ho tenuto un diario.
Il precedente era anche di lavoro.
Gli Stati Uniti si prestano ad essere raccontati, pieni come siamo anche noi italiani di un ricco immaginario di questo paese.
Altri viaggi possono essere piu' intimisti.
Questo e' stato fatto molto di casualita' e di poca programmazione.
Perche' qui e' possibile perdersi e ritrovarsi.
Bastano 4 case in croce ed un motel.
Ciao
Ed incontri un traffico assurdo per motivi ignoti ed incomprensivi sulla interstate 70, oltre al traffico di Denver che somiglia vagamente a quello del raccordo di Roma.
Pensavamo si fossero riesumati i dinosauri per spiegare l'evento.
La giornata e' stata allietata poi da uno sconto di 20 dollari per aver intasato noi il bagno del motel.
Le risorse in tempi di magra sono infinite.
Il Colorado e' lo stato dalle mille sfaccettature. Altri canyon, boschi, laghi, montagne.
Tutto immerso in un atmosfera western.
Il ritardo di oggi non ci ha permesso di fare una capatina a Denver citta'.
La stanchezza e' alta e ci aspetta praticamente un giorno di viaggio per rientrare, stremati considerando le temperature polari dell'aereo e i sedili che ovviamente non sono fatti per dormire.
Quindi domani non postero' nulla.
Al rientro, dopo aver metabolizzato tutto, parlero' di questa America vista nella sua vastita'.
E' stato il primo viaggio di piacere di cui ho tenuto un diario.
Il precedente era anche di lavoro.
Gli Stati Uniti si prestano ad essere raccontati, pieni come siamo anche noi italiani di un ricco immaginario di questo paese.
Altri viaggi possono essere piu' intimisti.
Questo e' stato fatto molto di casualita' e di poca programmazione.
Perche' qui e' possibile perdersi e ritrovarsi.
Bastano 4 case in croce ed un motel.
Ciao
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