mercoledì 10 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 10, ritorno a casa

Tornato a casa, alcuni punti interessanti che esulano dei massimi sistemi:
- In Uzbekistan fa caldo, anche molto a luglio, ma tendenzialmente all'ombra si sta bene
- Non si percepisce molta acqua in natura ma l'uso spasmodico che ne fanno in città oer innaffiare le piante e lavare i pavimenti esterni è impressionante. La polvere è il loro nemico.
- A conferma di ciò sono patiti del lavaggio auto. Il nostro furgone era ogni giorno pulito e in giro le auto (esclusivamente bianche, nere o grigie) erano sempre impeccabili.
- la verdura merita un sacco. Mai mangiata così buona.
- la cucina è un mix russo e turco con qualcosa forse di origine cinese. Buona ma poco varia.
- hanno problemi di organizzazione nel servizio a tavola nei ristoranti. Così capita che ti posso togliere il piatto da dotto i denti per darti la portata succesiva oppure lasciare che i piatti si ammucchino.
- gente educata, disponibile e molto orgogliosa delle proprie origini. A capire quali siano è un altro discorso.
- guidano come pazzi nonostante le buche sulle strade.
- le leggi sulla sicurezza nei lavori...va beh.
- è tutto un cantiere verso il futuro. Da invidiare avere già una direzione quinquennale.
- Tranquilli gli amanti del kitsch. Qui c'è materiale, tra filmati celebrativi proiettati sui palazzi della piazza Registan o i matrimoni in stile ultra strafottente.
- i semi di girasoli da mangiucchiare generano mostri alla guida di van turistici.
- prima volta che vedo donne cambiarti denaro ( euro su sum) in giro per le città anziché nei cambi standard. Moneta locale supersvalutata.
- Hammam stavolta non è stato al top
- notte nel deserto poco coinvolgente rispetto alla prima volta.
- i bagni pubblici hanno principalmente turche  per chi se lo starà sicuramente chiedendo.
- ci sono vari gusti di patatine in busta, anche improbabili cone al cacao. Non prendetele. Generano dipendenza.
- macchine in giro: cibesi o chevrolet (finanziata dal governo).
- gli italiani che vanno lì stanno crescendo. I prezzi locali sono buoni ma temo overtourism.

Forse dimentico qualcosa sicuramente di importante.
Va beh...



martedì 9 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 9, Shahrisabs

Puoi nascere in un villaggio sperduto. Certo, da una famiglia nobile. 
Se credo nelle tue capacità strategiche puoi farcela comunque e diventare un re anche se non ti puoi fregiare di un titolo altisonante.
Sembra il sogno americano ma è in parte la storia di Tamerlano a cui sono dedicate 3 statue diverse in 3 luoghi per lui importante: in piedi quando oarte da Shahrisabs, seduto sul trono a Samarcanda dove regna e a cavallo a Tashkent dove si prepara a combattere.
Vuole emulare Gengis Khan e ci riesce fino ad un certo punto. 
Rimedia portando splendore in queste città (almeno nelle prime 2) creando opere che celebrano il suo ego ma che racvontano anche la storia di queste terre dove ci sono regni potenti ma effimeri, al commercio si mischia la sapienza, si fatica a creare un'identità di popoli quando lingue e etnie si mischiano a strati.
I suoi discendenti continuano le sue opere ma si dividono e le conseguenze impatteranno la storia dell'India e non solo.
Quello che rimane è l'imponenza di un'idea e delle sue resti terreni dove palazzi e strutture altissime si vedono da lontano, quasi all'orizzonte.
Che poi un po' tutto questo paese ti porta a guardare l'orizzonte.
Che sia carovane di mercanti, truppe nemiche o citta lussureggianti.
Sempre sotto un sole cocente.

lunedì 8 settembre 2025

sulle orme di Tamerlano - giorno 8, Samarcanda

In quel surrogato di pellegrinaggio/tratta commerciale che abbiamo fatto lungo parte della via della seta (con importanti deviazioni), lo scopo finale sottinteso è sempre stato l'arrivo a Samarcanda, città cara a Tamerlano nonché al primo presidente dell'Uzbekistan dopo il comunismo.
Una delle cose che mi ha affascinato di questo luogo è di tipo concettuale.
Se per noi a occidente Samarcanda ha rappresentato una tappa della via della seta, qui la cosa cambia prospettiva e questa città si trasforma nel centro di quel mondo lungo chilometri.
Il punto di arrivo per chi veniva dai suoi estremi e quindi acquisisce un ruolo diverso, quello di centro del mondo.
Noi siamo sempre stati abituati a considera Roma con un ruolo centrale nella storia dello sviluppo del mondo antico e senz'altro ce lo ha avuto.
Questo però ci ha portato a considerare il resto come marginale alla nostra storia, sbagliando.
Questo approccio ci ha fatto dimenticare che esisteva ed esiste un mondo ai margini, nelle zone di confine degli imperi antichi e moderni, dove però il mondo reale si incontrava e scambiava merci e idee.
Sembra un'ovvietà ma ripercorrendo la storia e incastrando la figura di Tamerlano, questo punto di contatto ha fatto sì che l'umanità andasse avanti anche quando eravamo nel nostro momento apparentemente più buio (il medioevo e non solo), non considerando che quel periodo era in parte in decadenza solo per noi.
Da lì mi si ribaltano tanti punti di riferimento che do per scontato a favore di una visione della storia molto più sfacettata.
Dove Roma, re feudali, dinastie indiane e cinesi, culture millenarie zoroastriane e tanto altro si toccano, si mescolano e si scontrano (vedi ringraziamenti tra re francesi e Tamerlano dopo un invadione scampata).
Ceppi linguistici diversi come quelli indoeuropei, semiti, turco/altaici e cinesi così come praticamente tutte le religioni del mondo euroasiatico esistenti sono state qui e hanno anche solo parlato dando un loro contributo.
Tanta, tanta roba. Non c'è che dire.

domenica 7 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 6 e 7, Nel deserto rosso

Un giorno nel deserto.
Di nuovo, dopo 2 anni.
Sensazioni diverse, però.
No connessione, niente notte stellata.
Cambio di alloggio però. Stavolta una yurta.
Un po' di gente, chiacchierate casuali con viaggiatori solitari con annesso giro sul cammello.
Bagno nel lago artificiale con un'atmosfera surreale.
Visita alla tocca di Alessandro Magno e poi giro nella forra con i pietroglifici del paleolitico.
Un breve elenco delle cose fatte.
La cosa più rilevante però sta nei lunghi trasferimenti.
Il deserto è un luogo dove perdere le speranze e riacquisirle all'improvviso.
Chilometri di sterpaglie senza nulla all'orizzonte.
Ogni volta non mi capacito di cosa voleva diere nei secoli affrontarlo magari trascinando un cammello con le merci da trattare o cavalcando verso la conquista di qualche regno pieno di soldi e di prestigio.
Questo mondo apparentemente fuori dal tempo ne è invece pienamente dentro. Come una distorsione quantistica.
Anche in parte logorato dall'attesa e sonnocchiante, mi trovo spesso a guardare dal finestrino e di ogni essere vivente che incrocio con lo sguardo mi chiedo la sua storia in quel posto ostile.
Sarà strano ma questo risulta estremamente stimolante per creare storie ed immaginare motivazioni, azioni e reazioni degli esseri umani.
Poi, certo, il sapere di tornare alla civiltà aiuta a non perderci dentro la testa.
Ogni tanto però la fuga rimane necessaria.

venerdì 5 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 5, in giro per Bukhara

È meglio l'URSS o il capitalismo?
La discutibile domanda emerge dopo il giro di Bukhara con la guida italiana che ha facilitato certe domande più scivolose.
È un tipo di domanda che ho sempre trovato fastidiosa proprio perché prevede una risposta secca ad una questione dalle migliaia di sfumature.
Qui rimane interessante proprio perché introdotta e sviluppata dalla guida stessa.
In un tono evidentemente provocatorio porta con sé la difficoltà di dare un senso preciso alla propria storia quando vissuta sopra la propria pelle.
Al di là del proprio pensiero a riguardo, evidenzia come noi siamo parte di un sistema che influenza il proprio giudizio e che spesso rimane superficiale quando si tratta di valutare le motivazioni dell'altro.
Cosa diversa dal doverle giudicare secondo il proprio metro. Ci si ferma prima e, cioè, cosa muove l'altro. È chiaro che facendo questa riflessione si può andare in confusione per vari motivi: ignoranza, supponenza, stanchezza, pigrizia e altro ancora.
Così alla domanda iniziale come si può rispondere, riferita in questo caso a questo stato ma volendo applicato a tutte le questioni che ci portano a scontrarci per affermare la nostra credenza?
Ovviamente non lo so per una serie di motivi, inclusi quelli elencati poco fa.
Penso però che forse la domanda stessa sia poco interessante di per sé e limitativa.
In questo caso la sto spostando verso una conoscenza delle contraddizioni e quindi delle diverse realtà del paese che visito ogni volta.
Nel tempo limitato che mi posso concedere, magari facendomi dare, come oggi, una lista di libri per approfondire parzialmente qualcosa.
Così la prossima che capita una domanda del genere, giro pagina e continuo a documentarmi.

giovedì 4 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 4, da Khiva a Bukhara

Venendo dalla lettura recente de 'Il deserto dei tartari" di Buzzati, l'approccio che ho avuto col deserto ne è stato condizionato.
Se nelle 2 fortezze viste ho percepito tanto le suggestioni di quel libro (solitudine, attesa guardando l'orizzonte, abbandono), oggi passando da ovest a est dell'Uzbekistan ho percepito desolazione.
Tanta polvere, confini strani col Turkmenistan, stazioni di servizio in mezzo al niente. Questa sensazione necessitava di ulteriore indagine.
Così, nel mentre leggevo sulla guida di predoni, nomadi  tensioni, assedi, studiosi, eccellenze e tanti morti di varie dinastie, mi sembrare evidente che stare qui faccia sorgere nelle persone la necessità di altro che può significare andarselo a prendere fuori da qualche altra parte oppure costruirselo qui, dove l'acqua e il territorio lo permette.
Per quanto il nomadismo ha un aspetto ambivalente per noi (romantico nelle storie che leggiamo, problematiche nelle storie che viviamo), qui è la base che serve per capire tante cose.
Come possono stare insieme strutture sociali di popoli stanziali con quelle dei nomadi? Cosa decido di fare (e forse di essere) se nel mio sangue e nella mia storia ci sono entrambe?
I Khan o chi prima di loro hanno semore cercato di trovare una quadra che poteva essere o rendere le sue città il centro nevralgico (culturale e commerciale) di quel periodo oppure o lottare per tornare ad esserlo, buttando giù imperi, importando schiavi o sapienti, impostando una rigida gerarchia per mantenere il potere.
Ecco, come mantenere il potere quando tutto intorno cambia e non c'è alcuna certezza se basta una tempesta di sabbia o un inverno particolarmente rigido a decidere le sorti e gli equilibri di quel mondo?
E chi di quel potere non aveva interesse o possibilità di raggiungerlo, quanto ne veniva influenzato e condizionato?
Mentre guardavo al di là del fiume il Turkmenistan, pensavo al deserto che c'era subito dopo e alla gente che ha solcato quelle vie per millenni pensando di cambiare la propria vita rischiando tanto. 
Forse tutto.

mercoledì 3 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 3, Khiva

Qui a Khiva, ex capitale della Corasmia nonché sede di un khanato durato fino alla rivoluzione russa, più di mille anni prima erano passati e avevano studiato tanti scienziati a cui si devo algebra, il concetto di algoritmo e tante altre cise legate alla filosofia e all'astronomia. Per qualche secolo, il centro del sapere e soprattutto il suo progresso erano fatti qui, in un bassopiano stretto tra due deserti pesanti e graziato da un paio di fiumi che rendevano la terra fertile.
Ripeto questo concetto perché risulta chiave per capire quanto sia importante: in un luogo non proprio ospitale popoli con storie e fattezze diverse si mischiavano e si combattevano per secoli, già prima dell'arrivo degli arabi. Quello che mi manda ai matti e pensare al livello di fusioni di tradizioni che pescano anche da religioni attualmente secondario come lo zoroastrismo. 
Insieme alla curiosità di capire cosa sia successo, parlando con le persone del luogo è palese come, a parole, ognuna si senta orgogliosa delle sue origini che, colpo di scena, sembra aver interiorizzato di essere sostanzialmente dei meticci.
Qui è praticamente impossibile dirsi o richiamarsi ad un origine "pura".
Puoi essere turco, mongolo, russo, persiano o altro e parlare una lingua di un tipo ma avere una formazione culturale su un'altra.
Non è ovviamente tutto rose e fiori ma di base la percezione è che stare qui è già una conquista per la propria vita, dove se cerchi nella tua ascendenza probabilmente trovi lotte tra i tuoi avi.
Cioè il tuo dna è il risultato anche di sangue versato tra popoli diversi.
Vai a capire di chi è la colpa e quale sia ora la tua responsabilità oggi e per il tuo futuro.
Non ho risposte ovviamente ma il dilemma è tremendamente attuale, affascinante e tragico.

martedì 2 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 2, regione del Karakalpakstan

Nella parte ovest, tra due deserti e un lago in tragico prosciugamento, c'è una piana fertile, piena di fortezze vecchie di due millenni e di artisti delle avanguardie russe del primo novecento.
Ora, tutte queste cose insieme stridono ad un occhio poco avvezzo alla complessità.
La cosa centrale da focalizzare qui è il rapporto umano con la frontiera.
Siamo abituati a considerare la frontiera solo relativamente al mito del vecchio west americano che il più delle volte è appunto solo un mito.
Ci siamo scordati che le frontiere fanno parte del nostra DNA, sporcato da secoli di incroci tra gruppi etnici diversi (noi italiani siamo i primi a diverlo considerare).
Qui è così livido vedere come l'attrazione verso un territorio anche ostile ha condizionato la vita umana per secoli.
Quindi rifletto sul perché venire qui per sfuggire all'oppressione della dittatura russa comunista e interpretare il discorso delle varie avanguardie che suscitavano scandalo (a Nukus c'è un museo moderno molto bello con anche qualche Kandjnsky).
Perché certe cose non le sappiamo o dimentichiamo a favore di altre che sono spesso surrogati anche più banali?
Se da un lato è umano dimenticare dall'altro l'interpretazione della realtà attuale passa anche nel conoscere quello che è successo nel tempo in quei luoghi che sembrano tanto lontani ma invece molto più vicini di altri come gli USA che ci hanno colonizzati (e in parte l'abbiamo fatto fare) per qualche decennio.
Lo so, discorso molto complesso ma uno dei scopi principali di questi miei viaggi è conoscere il mondo e dove possibile i vari punti di vista che, per carità, saranno sempre filtrati da me con tutte le storture ma almeno scuotono un po' quella rigidità di fondo che comanda la sicurezza dei nostri punti di vista.
Davanti al deserto, sopra una fortezza, mi sento inquieto e affascinato allo stesso tempo. Qualcosa sta ribollendo nella mia mente.
Non so cosa sia di preciso ma so che mi fa bene.
-; vz q

lunedì 1 settembre 2025

Uzbekistan - Sulle orme di Tamerlano, giorno 1

Si inizia da Tashkent, la capitale.
Così, di botto.
Quella senza praticamente cose antiche. Un po' sovietica, un po' moderna, un po' vittima della grandeur dei suoi presidentissimi.
Ci pensavo oggi, guardando la statua di Tamerlano.
Queste terra hanno subito nei secoli milioni di conquiste. Tante dominazioni tali da non rendere chiara quali sia la matrice fondatrice di un popolo, quello uzbeko che parla una lingua turca ma ha al suo interno tante etnie.
Mongoli, turchi, persiani, russi.
Se Samarcanda e le altre ricordano un periodo preciso della loro storia, a Tashkent forse hanno trovato una loro dimensione attuale dove tutto quello che è successo prima non si esclude mai.
Mi viene in mente che proprio il territorio è difficile ma importante per mille motivi, la propria storia non può ridursi ad un secolo o poco più.
Come se un romano attuale si definisse discedente diretto di quelli dell'impero.
Una cazzata storica che è anche estremamente riduttiva.
Pertanto visitare la capitale aiuta molto a capire lo stato attuale del popolo uzbeko e farla dall'inizio potrebbe essere il modo migliore per esplorare questo paese.

lunedì 6 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 6, ritiri spirituali

Mi rendo conto che il post di ieri non tentava, come altri, di trovare una chiave personale e vagamente positiva alle cose che mi capita di vedere lungo i miei viaggi.
Oggi, per esempio, tappe a sfondo religioso (Sant'Angelo in Formus e l'abbazia di Montecassino) che stanno sempre in quel periodo poco raccontato che è il primo millennio dopo la caduta dell'impero romano d'occidente.
Persone che decidono che il ritiro dalla vita pubblica per vocazione sia una necessità da percorrere.
In tutto questo viaggio il ritiro, la lontananza dal mondo dopo un periodo di splendore e centralità è stato sicuramente un leitmotiv da cavalcare (così come seguire un po' pezzi della via Appia Antica).
Cosa rimane dentro, in profondità. Un po' il senso del tutto.
Onestamente non ho la risposta chiara, bella e figa da dare (senza tra l'altro che nessuno me l'abbia chiesta).
Però...
Complice la lettura completata del libro di Levi e alcuni stati emotivi personali, è emersa più chiara un parte di indole antica che ho sempre sentito di portare dentro: il rapporto col trascorrere del tempo.
Una profonda sensazione di malinconia per quelle cose che non sembrano cambiare nonostante tante altre ne succedono intorno.
Avere dentro qualcosa di prezioso ma che in parte viene dimenticato, sopraffatto dal tempo che va avanti e dagli avvenimenti che succedono.
In pratica una lotta, spesso complicata, per rimanere al proprio centro quando il resto del mondo sembra andare da un'altra parte.
Uno stato emotivo che spesso mi pervade e col quale combattere, sia se si hanno le energie, sia quando non le si ha.
Un po' come certi posti e certe persone viste o incontrate. Chi lotta, chi rinuncia, chi resiste, chi attende momenti migliori, se mai verranno.
Io sono qui, tornato alla base.
Si ricomicia.

domenica 5 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 5, problemi irrisolti

Chi mi conosce veramente sa quanto posso arrovillarmi in ragionamenti se devo spiegarmi qualcosa.
Mettiamo poi che si tratti di argomenti trattati e ritrattati da persone molto più competenti di me.
Il punto è che dopo giorni di sanniti, romani, normani, longobardi, arabi, spagnoli, francesi e infine italiani, arrivo alla questione più annosa e preponderante di questo giorni: perché tutta questa bellezza si perde in un senso di ineluttabile rassegnazione e malinconia del sud Italia?
Un sud che è così differente al suo interno che sembra stupido classificarlo come una cosa unica.
Si veda la storia di Benevento, per esempio.
Questa sensazione intacca quasi totalmente il mio sentire. Sarà anche perché "Cristo si è fermato a Eboli" (che sto ascoltando) ne descrive un po' la sua complessità.
Un esempio di tutto ciò è il brigantaggio.
Al di là del fatto che è stato un fenomeno criminale, tutto il fascino che lo circonda denota forse un qualcosa: il senso che qualcosa di grande e importante sia ormai passato e l'unica cosa che si è trovato per reagire alla progressione della storia sia stato mettersi contro, almeno per darsi un senso contro qualcosa che si è perso.
Dopo i Normanni, tutta la Storia si è spostata da un'altra parte e quella che arrivava qui era di seconda mano.
Io non credo che la solita gastronomia e l'arte, insieme alla natura basti ad andare avanti.
Sembra quasi che sia quasi solo una celebrazione di quello che è stato, mai di quello che potrà essere.
Lo so, non è un pensiero edificante ma questo senso d'impotenza si respira. Forse più per chi viene da fuori che da chi ci sta.
Ormai oltre certe cose.
Chissà...

sabato 4 gennaio 2025

Antiche Gravine - Giorno 4, dominio sul vuoto

Se lo Stupor Mundi aveva a cuore questa zona, chi sono io per contraddirlo.
È strano perché nel raggio di km, a vista d'occhio sembra non esserci nulla. Uscito da Gravina in direzione Castel del Monte, ero curioso di capire cosa rendesse unica una zona poco chiacchierata del nostro sud: le Murgie.
Ecco, dall'alto del castello la conferma: essere al centro del mondo ma in mezzo al nulla.
Da lontano si vedono Il Gargano e il mare con le mille città bianca. Dall'altra parte l'orizzonte, fatto di qualche albero e tanti prati pieni di rocce.
Pronto quasi per una battuta di caccia.
Il viaggio in macchina è in solitudine. Campi a vista d'occhio su questo paesaggio leggermente curvato dove i contadini faticavamo tra le rocce presenti nel terreno e il sole cocente.
Non è un caso che la vita casalinga fosse sotto terra, anzi sotto roccia. Gravina (e non solo) testimoniano un mondo del sottosuolo vitale e intricato, inventando una vita multilivello, fatta di povertà e opportunità.
Questo paesaggio, al tramonto, mette anche tanta malinconia. Forse dettata dalla percezione di una vita sofferta, soprattutto in quel passato dove Federico II decise di abbellire con le sue dimore.
Forse in uno degli ultimi momenti quando queste terre splendevano di vita.
Circa 800 anni fa.
Mi rimarranno nel cuore, da qualche parte, come campionario di un tempo che fu. 
Quasi cristallizato.

venerdì 3 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 3, un milione d'anni fa...o forse due...

Stai camminando in mezzo al nulla, sopra delle colline piene di rocce carsiche.
All'improvviso si apre una voragine di 5 metri e cadi in una grotta naturale.
Probabilmente ti fai male e non muori.
Solo che non riesci a risalire e rimani lì, morendo di stenti, per 170000 anni.
Sei la testimonianza di un mondo che non c'è più. Anzi, di una razza sparita, sopraffatta o assorbita da un'altra.
Ti cristallizzi e diventi qualcosa di eterno.
La tua storia è triste e piena di solitudine.
Tutto il mondo non sa della tua fine e se ne dispera.
Sì, prova sentimenti perché nella tua scatola cranica c'è spazio per le emozioni complesse.
Tuo amico è ora quel carbonato di calcio nella sua forma più dura.
Oggi qualcuno ti pensa ma presto ti dimenticherà. Così come quelle ere geologiche che hanno reso terra emersa qualcosa che stava sott'acqua.
Fratture, buchi, tagli e escavazioni.
La terra brulica di vita e oggi te ne sei reso conto.
Non conta che sei un uomo di Neanderthal più a ud trovato o un Sapiens Sapiens comune.
Devi fare i conti con la terra.
Che può darti il pane più buono o lasciarti morire.
La scelta non è detto che la faccia tu.

giovedì 2 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 2, calanchi, Eboli e posti abbandonati

Cristo si è fermato...lontano da qui.
Davanti ai calanchi sembra esserci solo desolazione.
Quella affascinante, però. Dettata da quel senso romantico che non si schioda dall'immaginario. Che rende idealmente produttive terre che non lo saranno mai.
Poi quel colore ocra chiaro che in inverno non da alcun senso di desolazione come sarebbe in una calda estate.
Ho visto Craco e la cripta del peccato originale. Quello che ne esce fuori è la vita ti obbliga ad abbandonare qualcosa di caro ma anche a tenerti stretto un luogo impervio cone una grotta su un costone della gravina.
Carlo Levi è stato risucchiato da questi posti e, quasi 90 anni dopo, ne capisco il senso per quanto deviato dai miei occhi sicuramente più postmoderni.
Lontani da tutto e persi nel profondo (per inciso, le strade sono veramente strane da farti trovare all'improvviso davanti ad un impianto di estrazione del petrolio quando ero in cerca delle dolomiti).
Tutta la civiltà sta in alto sembrando di essere sul tetto del mondo mentre giù è tutto un misto di argilla, campi, fiumi e arbusti.
Sembra di non vedere un orizzonte certo e la destinazione non è mai vicina.
Figurarsi chi, come me, decide di girare un po' a caso in cerca di qualcosa di ignoto a se stesso.
Così per caso ho iniziato l'audiolibro sul libro di Carlo Levi.
In cerca di una risposta all'annosa domanda sul senso di quello che c'è.
Qui in Lucania ma non solo.

mercoledì 1 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 1, arrivo a Matera

Aver ridotto di molto i viaggi nell'ultimo anno non ha intaccato la quasi necessità di esplorare luoghi remoti, quasi ancestrali. Sicuramente con un rapporto stretto, in simbiosi con la Terra, soprattutto se carsica o erosa dal tempo.
Da tempo puntavo alla Basilicata ma, essendo scomoda e dispersa, necessitava di un certo grado di libertà di movimento.
Con la nuova auto sono quindi partito, lontano dalla pazza folla, il giorno di capodanno.
Nessuno in giro e solo ampi spazi lungo l'orizzonte.
Matera si svolge lungo la gravina (una forma di forra, non da tufo però) e gìa questo basterebbe a far scattare tanti campanelli di connessione col mondo del mio cervello.
Quelle fenditure sono ferite di vita vissuta, soprattutto aver visto una parte dell'altopiano delle Murgie.
Sarà stata la giornata tersa, i colori vivi e l'assenza di antropizzazione invasiva ma oggi l'arrivo in questo sud si presenta coi migliori auspici.
Era quello che cercavo. In linea con quel grado di inquietudine che mi accompagna da un po'.
Inizio bene.