Di nuovo, dopo 2 anni.
Sensazioni diverse, però.
No connessione, niente notte stellata.
Cambio di alloggio però. Stavolta una yurta.
Un po' di gente, chiacchierate casuali con viaggiatori solitari con annesso giro sul cammello.
Bagno nel lago artificiale con un'atmosfera surreale.
Visita alla tocca di Alessandro Magno e poi giro nella forra con i pietroglifici del paleolitico.
Un breve elenco delle cose fatte.
La cosa più rilevante però sta nei lunghi trasferimenti.
Il deserto è un luogo dove perdere le speranze e riacquisirle all'improvviso.
Chilometri di sterpaglie senza nulla all'orizzonte.
Ogni volta non mi capacito di cosa voleva diere nei secoli affrontarlo magari trascinando un cammello con le merci da trattare o cavalcando verso la conquista di qualche regno pieno di soldi e di prestigio.
Questo mondo apparentemente fuori dal tempo ne è invece pienamente dentro. Come una distorsione quantistica.
Anche in parte logorato dall'attesa e sonnocchiante, mi trovo spesso a guardare dal finestrino e di ogni essere vivente che incrocio con lo sguardo mi chiedo la sua storia in quel posto ostile.
Sarà strano ma questo risulta estremamente stimolante per creare storie ed immaginare motivazioni, azioni e reazioni degli esseri umani.
Poi, certo, il sapere di tornare alla civiltà aiuta a non perderci dentro la testa.
Ogni tanto però la fuga rimane necessaria.
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