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Sulle orme di Tamerlano - Giorno 10, ritorno a casa

Tornato a casa, alcuni punti interessanti che esulano dei massimi sistemi: - In Uzbekistan fa caldo, anche molto a luglio, ma tendenzialmente all'ombra si sta bene - Non si percepisce molta acqua in natura ma l'uso spasmodico che ne fanno in città oer innaffiare le piante e lavare i pavimenti esterni è impressionante. La polvere è il loro nemico. - A conferma di ciò sono patiti del lavaggio auto. Il nostro furgone era ogni giorno pulito e in giro le auto (esclusivamente bianche, nere o grigie) erano sempre impeccabili. - la verdura merita un sacco. Mai mangiata così buona. - la cucina è un mix russo e turco con qualcosa forse di origine cinese. Buona ma poco varia. - hanno problemi di organizzazione nel servizio a tavola nei ristoranti. Così capita che ti posso togliere il piatto da dotto i denti per darti la portata succesiva oppure lasciare che i piatti si ammucchino. - gente educata, disponibile e molto orgogliosa delle proprie origini. A capire quali siano è un altro discor...

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 9, Shahrisabs

Puoi nascere in un villaggio sperduto. Certo, da una famiglia nobile.  Se credo nelle tue capacità strategiche puoi farcela comunque e diventare un re anche se non ti puoi fregiare di un titolo altisonante. Sembra il sogno americano ma è in parte la storia di Tamerlano a cui sono dedicate 3 statue diverse in 3 luoghi per lui importante: in piedi quando oarte da Shahrisabs, seduto sul trono a Samarcanda dove regna e a cavallo a Tashkent dove si prepara a combattere. Vuole emulare Gengis Khan e ci riesce fino ad un certo punto.  Rimedia portando splendore in queste città (almeno nelle prime 2) creando opere che celebrano il suo ego ma che racvontano anche la storia di queste terre dove ci sono regni potenti ma effimeri, al commercio si mischia la sapienza, si fatica a creare un'identità di popoli quando lingue e etnie si mischiano a strati. I suoi discendenti continuano le sue opere ma si dividono e le conseguenze impatteranno la storia dell'India e non solo. Quello che rimane è...

sulle orme di Tamerlano - giorno 8, Samarcanda

In quel surrogato di pellegrinaggio/tratta commerciale che abbiamo fatto lungo parte della via della seta (con importanti deviazioni), lo scopo finale sottinteso è sempre stato l'arrivo a Samarcanda, città cara a Tamerlano nonché al primo presidente dell'Uzbekistan dopo il comunismo. Una delle cose che mi ha affascinato di questo luogo è di tipo concettuale. Se per noi a occidente Samarcanda ha rappresentato una tappa della via della seta, qui la cosa cambia prospettiva e questa città si trasforma nel centro di quel mondo lungo chilometri. Il punto di arrivo per chi veniva dai suoi estremi e quindi acquisisce un ruolo diverso, quello di centro del mondo. Noi siamo sempre stati abituati a considera Roma con un ruolo centrale nella storia dello sviluppo del mondo antico e senz'altro ce lo ha avuto. Questo però ci ha portato a considerare il resto come marginale alla nostra storia, sbagliando. Questo approccio ci ha fatto dimenticare che esisteva ed esiste un mondo ai margini,...

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 6 e 7, Nel deserto rosso

Un giorno nel deserto. Di nuovo, dopo 2 anni. Sensazioni diverse, però. No connessione, niente notte stellata. Cambio di alloggio però. Stavolta una yurta. Un po' di gente, chiacchierate casuali con viaggiatori solitari con annesso giro sul cammello. Bagno nel lago artificiale con un'atmosfera surreale. Visita alla tocca di Alessandro Magno e poi giro nella forra con i pietroglifici del paleolitico. Un breve elenco delle cose fatte. La cosa più rilevante però sta nei lunghi trasferimenti. Il deserto è un luogo dove perdere le speranze e riacquisirle all'improvviso. Chilometri di sterpaglie senza nulla all'orizzonte. Ogni volta non mi capacito di cosa voleva diere nei secoli affrontarlo magari trascinando un cammello con le merci da trattare o cavalcando verso la conquista di qualche regno pieno di soldi e di prestigio. Questo mondo apparentemente fuori dal tempo ne è invece pienamente dentro. Come una distorsione quantistica. Anche in parte logorato dall'attesa e so...

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 5, in giro per Bukhara

È meglio l'URSS o il capitalismo? La discutibile domanda emerge dopo il giro di Bukhara con la guida italiana che ha facilitato certe domande più scivolose. È un tipo di domanda che ho sempre trovato fastidiosa proprio perché prevede una risposta secca ad una questione dalle migliaia di sfumature. Qui rimane interessante proprio perché introdotta e sviluppata dalla guida stessa. In un tono evidentemente provocatorio porta con sé la difficoltà di dare un senso preciso alla propria storia quando vissuta sopra la propria pelle. Al di là del proprio pensiero a riguardo, evidenzia come noi siamo parte di un sistema che influenza il proprio giudizio e che spesso rimane superficiale quando si tratta di valutare le motivazioni dell'altro. Cosa diversa dal doverle giudicare secondo il proprio metro. Ci si ferma prima e, cioè, cosa muove l'altro. È chiaro che facendo questa riflessione si può andare in confusione per vari motivi: ignoranza, supponenza, stanchezza, pigrizia e altro an...

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 4, da Khiva a Bukhara

Venendo dalla lettura recente de 'Il deserto dei tartari" di Buzzati, l'approccio che ho avuto col deserto ne è stato condizionato. Se nelle 2 fortezze viste ho percepito tanto le suggestioni di quel libro (solitudine, attesa guardando l'orizzonte, abbandono), oggi passando da ovest a est dell'Uzbekistan ho percepito desolazione. Tanta polvere, confini strani col Turkmenistan, stazioni di servizio in mezzo al niente. Questa sensazione necessitava di ulteriore indagine. Così, nel mentre leggevo sulla guida di predoni, nomadi  tensioni, assedi, studiosi, eccellenze e tanti morti di varie dinastie, mi sembrare evidente che stare qui faccia sorgere nelle persone la necessità di altro che può significare andarselo a prendere fuori da qualche altra parte oppure costruirselo qui, dove l'acqua e il territorio lo permette. Per quanto il nomadismo ha un aspetto ambivalente per noi (romantico nelle storie che leggiamo, problematiche nelle storie che viviamo), qui è la bas...

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 3, Khiva

Qui a Khiva, ex capitale della Corasmia nonché sede di un khanato durato fino alla rivoluzione russa, più di mille anni prima erano passati e avevano studiato tanti scienziati a cui si devo algebra, il concetto di algoritmo e tante altre cise legate alla filosofia e all'astronomia. Per qualche secolo, il centro del sapere e soprattutto il suo progresso erano fatti qui, in un bassopiano stretto tra due deserti pesanti e graziato da un paio di fiumi che rendevano la terra fertile. Ripeto questo concetto perché risulta chiave per capire quanto sia importante: in un luogo non proprio ospitale popoli con storie e fattezze diverse si mischiavano e si combattevano per secoli, già prima dell'arrivo degli arabi. Quello che mi manda ai matti e pensare al livello di fusioni di tradizioni che pescano anche da religioni attualmente secondario come lo zoroastrismo.  Insieme alla curiosità di capire cosa sia successo, parlando con le persone del luogo è palese come, a parole, ognuna si senta ...

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 2, regione del Karakalpakstan

Nella parte ovest, tra due deserti e un lago in tragico prosciugamento, c'è una piana fertile, piena di fortezze vecchie di due millenni e di artisti delle avanguardie russe del primo novecento. Ora, tutte queste cose insieme stridono ad un occhio poco avvezzo alla complessità. La cosa centrale da focalizzare qui è il rapporto umano con la frontiera. Siamo abituati a considerare la frontiera solo relativamente al mito del vecchio west americano che il più delle volte è appunto solo un mito. Ci siamo scordati che le frontiere fanno parte del nostra DNA, sporcato da secoli di incroci tra gruppi etnici diversi (noi italiani siamo i primi a diverlo considerare). Qui è così livido vedere come l'attrazione verso un territorio anche ostile ha condizionato la vita umana per secoli. Quindi rifletto sul perché venire qui per sfuggire all'oppressione della dittatura russa comunista e interpretare il discorso delle varie avanguardie che suscitavano scandalo (a Nukus c'è un museo mo...

Uzbekistan - Sulle orme di Tamerlano, giorno 1

Si inizia da Tashkent, la capitale. Così, di botto. Quella senza praticamente cose antiche. Un po' sovietica, un po' moderna, un po' vittima della grandeur dei suoi presidentissimi. Ci pensavo oggi, guardando la statua di Tamerlano. Queste terra hanno subito nei secoli milioni di conquiste. Tante dominazioni tali da non rendere chiara quali sia la matrice fondatrice di un popolo, quello uzbeko che parla una lingua turca ma ha al suo interno tante etnie. Mongoli, turchi, persiani, russi. Se Samarcanda e le altre ricordano un periodo preciso della loro storia, a Tashkent forse hanno trovato una loro dimensione attuale dove tutto quello che è successo prima non si esclude mai. Mi viene in mente che proprio il territorio è difficile ma importante per mille motivi, la propria storia non può ridursi ad un secolo o poco più. Come se un romano attuale si definisse discedente diretto di quelli dell'impero. Una cazzata storica che è anche estremamente riduttiva. Pertanto visitare...