giovedì 17 settembre 2026

Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno 2 (e un po' 3), Vagar, prima isola. Non può piovere...così

Premessa: il soggiorno ha alternato momenti di pioggia a momenti di calma, a volte anche sole. Di per sè, il tempo nuvoloso non preclude nulla perché la cosa bella delle Faroe è che i colori sono intensi anche senza la presenza dei raggi solari. Certo poi col sole assumono tutt'altro tono. Il secondo giorno pieno sull'isola prevedeva il giro del lago sospeso sull'oceano con relativa scogliera. Non si è potuto fare il giorno prima proprio a causa del maltempo. Il luogo è sicuramente più turistico e più instagrammabile ma sempre considerando che in queste isole il concetto di folla non è quello che si può immaginare. Trekking in piano con solo una piccola salita sulla scogliera da cui fare le foto. Come dicevo, le scogliere sono state il tema del viaggio che avrei fatto quest'anno, a prescidere dal luogo in cui sarei andato. La prima scelta purtroppo non è andata in porto ma come seconda non mi posso assolutamente lamentare. Ebbene, arrivati in cima e contemplata la luce del sole che tentava di passare attraverso le nuvole è arrivata la sempre amata pioggerellina. Niente di che, durata pochissimo. Luogo affascinante e foto molto interessanti. Poi ho avuto la malsana idea di andare a vedere il dito del troll, un faraglione aguzzo vicino alla costa. Beh, il piccolo sentiero (asfaltato) è stato uno dei più impegnativi perché la combinazione tra pioggia e vento era micidiale. Le gocce procuravano dolore sul viso per quanto pioveva quasi orizzontalmente. Ora, non vorrei far sembrare un viaggio fatto solo di fatiche ma mi serve per sottolineare come il concetto di estremo sia molto pervasivo in questi luoghi. E' stata la giornata in cui siamo rientrati a casa fradici fino al midollo, anche perché avevamo sottovalutato l'aspetto vestiario. Dal giorno dopo, pantaloni e mantella impermeabile, un modo poco trendy ma estremamente efficace di affrontare queste situazioni. Tutto questo però rende l'esperienza più completa ed interessante se si vuole entrare, non solo da turista, nella vita in queste isole, dove il meteo è un concetto estremamente volatile per chi ci vede tanto da dire ai noi stranieri " sì, potrebbe peggiorare" quasi con un'aria di sufficienza. A volte la scala di gravità acquisisce un senso molto relativo. Sarà forse che siamo, noi sudeuropei, un po' troppo lamentosi di quello che abbiamo avuto in dono come clima (tolto il caldo anomalo del riscaldamento globale)? Un altro punto su cui riflettere.

mercoledì 16 settembre 2026

Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno 1, Vagar, prima isola. L'acqua e la terra

Una delle cose fondamentale da sapere delle isole Faroe è la presenza quasi asfissiante dell'acqua. Il termine non è casuale. Avete presente quando il pantano diventa la regola non appena esci dal percorso asfaltato o da una zona cementata? Nonostante ti puoi attrezzare con ogni ritrovato tecnico, rischi di arrivare a fine giornata che devi spalare fango da ogni dove. Detto così, immagino che la situazione non desti interesse e soprattutto voglia di viverla. Beh, va detto che qui si parte da una prospettiva diversa. Questo non è un viaggio di comodità ma di esplorazione. Di uscita dalla zona di comfort cittadina ed immersione in natura, nella sua declinazione più liquida, in piena saturazione. Ecco, forse questo è un concetto che da l'idea di quanta acqua ci sia su queste isole. Ci sono cascate ovunque che cadono dall'alto e per tutto il soggiorno mi sono chiesto dove questa fosse nascosta nonostante potevano essere passati anche un paio di giorni dall'ultima pioggia importante. L'acqua è uno degli aspetti importante e, come da prassi, rispetta la sua natura sfuggevole. Il trekking fatto in questo giorno ha visto avvicendarsi la pioggia (e le nuvole sue sorelle) in forme e stati diversi. Scendere sulle rocce scivolose, col fango ovunque, oltre a far pensare sul perché alcuni esseri umani sentano la necessità di scalare montagne per sentirsi vivi facendo scelte che sotto un aspetto puramente logico, fa riconsiderare anche la fatica di quelli che in passato non si potevano permettere di pensare di fare trekking perchè quei monti li dovevano comunque scalare. Con quella pioggia. Quel fango. Ora, la vista è impagabile e sempre merita quella fatica. Solo che per la prima volta dopo tanto tempo ho avuto paura. Non quella da vertigine che conosco bene ma, complice una scarpa non proprio ottimale per questo tipo di terreni, ho sentito le mie gambe tremare per l'instabilità. Questo, oltre a rendermi più prudente quasi in automatico, mi ha fatto considerare come vivere letteralmente dovendo riconsiderare il proprio senso dell'equilibrio apre la mente a nuovi approcci. Soprattutto quando vedi che un animale come la pecora, sempre considerato poco intelligente, in questi ambienti si muove molto meglio di te e sembra quasi esserne indifferente. Loro sono ovunque, anche nei peggiori dirupi a strapiombo sul mare. Essere una pecora, a volte, non significa necessariamente un insulto ma una caratteristica. Ecco, scalare una montagna vuol dire anche scoprire cose di te che non avresti pensato in altri contesti:"Magari essere come un pecora". Questa cosa suona stranissima ma mi sembra attinente, al di là di facili battute ironiche.

martedì 15 settembre 2026

Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno zero, La natura della necessità

Anche i viaggi possono essere compromessi. Detto così, non sembra una gran premessa per questo viaggio. Il punto è che stavolta l'ispirazione ha seguito strade che non si sono concretizzate e quindi ho ripiegato su qualcos altro. Ci avevo provato due anni fa ad andare ma non è stato possibile per problemi di salute e mi sono detto perché non riprovare e capire se l'ispirazione di quel periodo era sensata. Ora, farlo dopo 2 anni, può perdere l'aspetto istintuale della scelta che mi ha spesso guidato le mie scelte. Come dicevo compromessi. Allora ho pensato a cosa fosse necessario sentire in questo viaggio che fosse fondamentale. Oltre ad una naturale predisposizione ai luoghi non ancora affolati di persone, il tema che sentivo scorrere nel flusso dei miei desideri è la commistione, anche violenta, tra mare e terra. Nello specifico, la terra che termina bruscamente in scogliera con la violenza dell'oceano che si scontra contro di essa. Dopo questa immagine da Sturm und Drang romantica, provo a spiegare (posto se ha senso farlo per una sensazione). Fondamentalmente è una questione di necessità. Oltre alla necessità di staccare dalla routine, fatta di troppe voci e troppe responsabilità, l'idea di pensarmi su una scogliera guardando l'orizzonte, coperto da nuvole che filtrano raggi di sole e in balia del vento, era qualcosa che risuonava col me stesso di oggi. La ricerca di una via oltre il confine della mia zona di sicurezza che ultimamente mostra spesso gli svantaggi rispetto ad altro. Nessuna ambizione di trovare risposte ma la necessità di stare su quel confine e guardare cosa c'era. Alla soglia dei 50 anni forse è inevitabile chiedersi se le scelte fatte siano quelle "giuste" per me e se non ci sia altro che si sta perdendo proprio lì vicino. Queste isole sembrano essere un'idea di mondo che emerge dall'acqua e cerca di collegare le varie parti di sè evitando di disperdersi. C'è chi diceva che ogni uomo è isola. A me piace pensare che siamo un arcipelago che prova a tenere insieme le proprie parti, collegandosi con ponti, traghetti, gallerie subacque e voli in elicottero. Può arrivare la pioggia, il vento, il sole e le nuvole. Poi passano. Come passano le migrazioni degli animali, che siano uccelli o cetacei. Anche uomini e donne che scelgono di fermarsi qui, dove vivere è sicuramente più complicato di posti meno esposti. Queste sono premesse, non tanto aspettative, su quello che potevo trovare. Parlavo di compromessi all'inizio. Beh, mi pare che per essere un ripiego non sia privo di cose interessanti. Salgo sull'aereo e parto.

mercoledì 10 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 10, ritorno a casa

Tornato a casa, alcuni punti interessanti che esulano dei massimi sistemi:
- In Uzbekistan fa caldo, anche molto a luglio, ma tendenzialmente all'ombra si sta bene
- Non si percepisce molta acqua in natura ma l'uso spasmodico che ne fanno in città oer innaffiare le piante e lavare i pavimenti esterni è impressionante. La polvere è il loro nemico.
- A conferma di ciò sono patiti del lavaggio auto. Il nostro furgone era ogni giorno pulito e in giro le auto (esclusivamente bianche, nere o grigie) erano sempre impeccabili.
- la verdura merita un sacco. Mai mangiata così buona.
- la cucina è un mix russo e turco con qualcosa forse di origine cinese. Buona ma poco varia.
- hanno problemi di organizzazione nel servizio a tavola nei ristoranti. Così capita che ti posso togliere il piatto da dotto i denti per darti la portata succesiva oppure lasciare che i piatti si ammucchino.
- gente educata, disponibile e molto orgogliosa delle proprie origini. A capire quali siano è un altro discorso.
- guidano come pazzi nonostante le buche sulle strade.
- le leggi sulla sicurezza nei lavori...va beh.
- è tutto un cantiere verso il futuro. Da invidiare avere già una direzione quinquennale.
- Tranquilli gli amanti del kitsch. Qui c'è materiale, tra filmati celebrativi proiettati sui palazzi della piazza Registan o i matrimoni in stile ultra strafottente.
- i semi di girasoli da mangiucchiare generano mostri alla guida di van turistici.
- prima volta che vedo donne cambiarti denaro ( euro su sum) in giro per le città anziché nei cambi standard. Moneta locale supersvalutata.
- Hammam stavolta non è stato al top
- notte nel deserto poco coinvolgente rispetto alla prima volta.
- i bagni pubblici hanno principalmente turche  per chi se lo starà sicuramente chiedendo.
- ci sono vari gusti di patatine in busta, anche improbabili cone al cacao. Non prendetele. Generano dipendenza.
- macchine in giro: cibesi o chevrolet (finanziata dal governo).
- gli italiani che vanno lì stanno crescendo. I prezzi locali sono buoni ma temo overtourism.

Forse dimentico qualcosa sicuramente di importante.
Va beh...



martedì 9 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 9, Shahrisabs

Puoi nascere in un villaggio sperduto. Certo, da una famiglia nobile. 
Se credo nelle tue capacità strategiche puoi farcela comunque e diventare un re anche se non ti puoi fregiare di un titolo altisonante.
Sembra il sogno americano ma è in parte la storia di Tamerlano a cui sono dedicate 3 statue diverse in 3 luoghi per lui importante: in piedi quando oarte da Shahrisabs, seduto sul trono a Samarcanda dove regna e a cavallo a Tashkent dove si prepara a combattere.
Vuole emulare Gengis Khan e ci riesce fino ad un certo punto. 
Rimedia portando splendore in queste città (almeno nelle prime 2) creando opere che celebrano il suo ego ma che racvontano anche la storia di queste terre dove ci sono regni potenti ma effimeri, al commercio si mischia la sapienza, si fatica a creare un'identità di popoli quando lingue e etnie si mischiano a strati.
I suoi discendenti continuano le sue opere ma si dividono e le conseguenze impatteranno la storia dell'India e non solo.
Quello che rimane è l'imponenza di un'idea e delle sue resti terreni dove palazzi e strutture altissime si vedono da lontano, quasi all'orizzonte.
Che poi un po' tutto questo paese ti porta a guardare l'orizzonte.
Che sia carovane di mercanti, truppe nemiche o citta lussureggianti.
Sempre sotto un sole cocente.

lunedì 8 settembre 2025

sulle orme di Tamerlano - giorno 8, Samarcanda

In quel surrogato di pellegrinaggio/tratta commerciale che abbiamo fatto lungo parte della via della seta (con importanti deviazioni), lo scopo finale sottinteso è sempre stato l'arrivo a Samarcanda, città cara a Tamerlano nonché al primo presidente dell'Uzbekistan dopo il comunismo.
Una delle cose che mi ha affascinato di questo luogo è di tipo concettuale.
Se per noi a occidente Samarcanda ha rappresentato una tappa della via della seta, qui la cosa cambia prospettiva e questa città si trasforma nel centro di quel mondo lungo chilometri.
Il punto di arrivo per chi veniva dai suoi estremi e quindi acquisisce un ruolo diverso, quello di centro del mondo.
Noi siamo sempre stati abituati a considera Roma con un ruolo centrale nella storia dello sviluppo del mondo antico e senz'altro ce lo ha avuto.
Questo però ci ha portato a considerare il resto come marginale alla nostra storia, sbagliando.
Questo approccio ci ha fatto dimenticare che esisteva ed esiste un mondo ai margini, nelle zone di confine degli imperi antichi e moderni, dove però il mondo reale si incontrava e scambiava merci e idee.
Sembra un'ovvietà ma ripercorrendo la storia e incastrando la figura di Tamerlano, questo punto di contatto ha fatto sì che l'umanità andasse avanti anche quando eravamo nel nostro momento apparentemente più buio (il medioevo e non solo), non considerando che quel periodo era in parte in decadenza solo per noi.
Da lì mi si ribaltano tanti punti di riferimento che do per scontato a favore di una visione della storia molto più sfacettata.
Dove Roma, re feudali, dinastie indiane e cinesi, culture millenarie zoroastriane e tanto altro si toccano, si mescolano e si scontrano (vedi ringraziamenti tra re francesi e Tamerlano dopo un invadione scampata).
Ceppi linguistici diversi come quelli indoeuropei, semiti, turco/altaici e cinesi così come praticamente tutte le religioni del mondo euroasiatico esistenti sono state qui e hanno anche solo parlato dando un loro contributo.
Tanta, tanta roba. Non c'è che dire.

domenica 7 settembre 2025

Sulle orme di Tamerlano - Giorno 6 e 7, Nel deserto rosso

Un giorno nel deserto.
Di nuovo, dopo 2 anni.
Sensazioni diverse, però.
No connessione, niente notte stellata.
Cambio di alloggio però. Stavolta una yurta.
Un po' di gente, chiacchierate casuali con viaggiatori solitari con annesso giro sul cammello.
Bagno nel lago artificiale con un'atmosfera surreale.
Visita alla tocca di Alessandro Magno e poi giro nella forra con i pietroglifici del paleolitico.
Un breve elenco delle cose fatte.
La cosa più rilevante però sta nei lunghi trasferimenti.
Il deserto è un luogo dove perdere le speranze e riacquisirle all'improvviso.
Chilometri di sterpaglie senza nulla all'orizzonte.
Ogni volta non mi capacito di cosa voleva diere nei secoli affrontarlo magari trascinando un cammello con le merci da trattare o cavalcando verso la conquista di qualche regno pieno di soldi e di prestigio.
Questo mondo apparentemente fuori dal tempo ne è invece pienamente dentro. Come una distorsione quantistica.
Anche in parte logorato dall'attesa e sonnocchiante, mi trovo spesso a guardare dal finestrino e di ogni essere vivente che incrocio con lo sguardo mi chiedo la sua storia in quel posto ostile.
Sarà strano ma questo risulta estremamente stimolante per creare storie ed immaginare motivazioni, azioni e reazioni degli esseri umani.
Poi, certo, il sapere di tornare alla civiltà aiuta a non perderci dentro la testa.
Ogni tanto però la fuga rimane necessaria.