Bruciare in un fuoco fatuo
martedì 15 settembre 2026
Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno zero, La natura della necessità
Anche i viaggi possono essere compromessi.
Detto così, non sembra una gran premessa per questo viaggio.
Il punto è che stavolta l'ispirazione ha seguito strade che non si sono concretizzate e quindi ho ripiegato su qualcos altro.
Ci avevo provato due anni fa ad andare ma non è stato possibile per problemi di salute e mi sono detto perché non riprovare e capire se l'ispirazione di quel periodo era sensata.
Ora, farlo dopo 2 anni, può perdere l'aspetto istintuale della scelta che mi ha spesso guidato le mie scelte.
Come dicevo compromessi.
Allora ho pensato a cosa fosse necessario sentire in questo viaggio che fosse fondamentale.
Oltre ad una naturale predisposizione ai luoghi non ancora affolati di persone, il tema che sentivo scorrere nel flusso dei miei desideri è la commistione, anche violenta, tra mare e terra.
Nello specifico, la terra che termina bruscamente in scogliera con la violenza dell'oceano che si scontra contro di essa.
Dopo questa immagine da Sturm und Drang romantica, provo a spiegare (posto se ha senso farlo per una sensazione).
Fondamentalmente è una questione di necessità.
Oltre alla necessità di staccare dalla routine, fatta di troppe voci e troppe responsabilità, l'idea di pensarmi su una scogliera guardando l'orizzonte, coperto da nuvole che filtrano raggi di sole e in balia del vento, era qualcosa che risuonava col me stesso di oggi.
La ricerca di una via oltre il confine della mia zona di sicurezza che ultimamente mostra spesso gli svantaggi rispetto ad altro.
Nessuna ambizione di trovare risposte ma la necessità di stare su quel confine e guardare cosa c'era.
Alla soglia dei 50 anni forse è inevitabile chiedersi se le scelte fatte siano quelle "giuste" per me e se non ci sia altro che si sta perdendo proprio lì vicino.
Queste isole sembrano essere un'idea di mondo che emerge dall'acqua e cerca di collegare le varie parti di sè evitando di disperdersi.
C'è chi diceva che ogni uomo è isola. A me piace pensare che siamo un arcipelago che prova a tenere insieme le proprie parti, collegandosi con ponti, traghetti, gallerie subacque e voli in elicottero.
Può arrivare la pioggia, il vento, il sole e le nuvole. Poi passano.
Come passano le migrazioni degli animali, che siano uccelli o cetacei.
Anche uomini e donne che scelgono di fermarsi qui, dove vivere è sicuramente più complicato di posti meno esposti.
Queste sono premesse, non tanto aspettative, su quello che potevo trovare.
Parlavo di compromessi all'inizio. Beh, mi pare che per essere un ripiego non sia privo di cose interessanti.
Salgo sull'aereo e parto.
mercoledì 10 settembre 2025
Sulle orme di Tamerlano - Giorno 10, ritorno a casa
Tornato a casa, alcuni punti interessanti che esulano dei massimi sistemi:
- In Uzbekistan fa caldo, anche molto a luglio, ma tendenzialmente all'ombra si sta bene
- Non si percepisce molta acqua in natura ma l'uso spasmodico che ne fanno in città oer innaffiare le piante e lavare i pavimenti esterni è impressionante. La polvere è il loro nemico.
- A conferma di ciò sono patiti del lavaggio auto. Il nostro furgone era ogni giorno pulito e in giro le auto (esclusivamente bianche, nere o grigie) erano sempre impeccabili.
- la verdura merita un sacco. Mai mangiata così buona.
- la cucina è un mix russo e turco con qualcosa forse di origine cinese. Buona ma poco varia.
- hanno problemi di organizzazione nel servizio a tavola nei ristoranti. Così capita che ti posso togliere il piatto da dotto i denti per darti la portata succesiva oppure lasciare che i piatti si ammucchino.
- gente educata, disponibile e molto orgogliosa delle proprie origini. A capire quali siano è un altro discorso.
- guidano come pazzi nonostante le buche sulle strade.
- le leggi sulla sicurezza nei lavori...va beh.
- è tutto un cantiere verso il futuro. Da invidiare avere già una direzione quinquennale.
- Tranquilli gli amanti del kitsch. Qui c'è materiale, tra filmati celebrativi proiettati sui palazzi della piazza Registan o i matrimoni in stile ultra strafottente.
- i semi di girasoli da mangiucchiare generano mostri alla guida di van turistici.
- prima volta che vedo donne cambiarti denaro ( euro su sum) in giro per le città anziché nei cambi standard. Moneta locale supersvalutata.
- Hammam stavolta non è stato al top
- notte nel deserto poco coinvolgente rispetto alla prima volta.
- i bagni pubblici hanno principalmente turche per chi se lo starà sicuramente chiedendo.
- ci sono vari gusti di patatine in busta, anche improbabili cone al cacao. Non prendetele. Generano dipendenza.
- macchine in giro: cibesi o chevrolet (finanziata dal governo).
- gli italiani che vanno lì stanno crescendo. I prezzi locali sono buoni ma temo overtourism.
Forse dimentico qualcosa sicuramente di importante.
Va beh...
martedì 9 settembre 2025
Sulle orme di Tamerlano - Giorno 9, Shahrisabs
Puoi nascere in un villaggio sperduto. Certo, da una famiglia nobile.
Se credo nelle tue capacità strategiche puoi farcela comunque e diventare un re anche se non ti puoi fregiare di un titolo altisonante.
Sembra il sogno americano ma è in parte la storia di Tamerlano a cui sono dedicate 3 statue diverse in 3 luoghi per lui importante: in piedi quando oarte da Shahrisabs, seduto sul trono a Samarcanda dove regna e a cavallo a Tashkent dove si prepara a combattere.
Vuole emulare Gengis Khan e ci riesce fino ad un certo punto.
Rimedia portando splendore in queste città (almeno nelle prime 2) creando opere che celebrano il suo ego ma che racvontano anche la storia di queste terre dove ci sono regni potenti ma effimeri, al commercio si mischia la sapienza, si fatica a creare un'identità di popoli quando lingue e etnie si mischiano a strati.
I suoi discendenti continuano le sue opere ma si dividono e le conseguenze impatteranno la storia dell'India e non solo.
Quello che rimane è l'imponenza di un'idea e delle sue resti terreni dove palazzi e strutture altissime si vedono da lontano, quasi all'orizzonte.
Che poi un po' tutto questo paese ti porta a guardare l'orizzonte.
Che sia carovane di mercanti, truppe nemiche o citta lussureggianti.
Sempre sotto un sole cocente.
lunedì 8 settembre 2025
sulle orme di Tamerlano - giorno 8, Samarcanda
In quel surrogato di pellegrinaggio/tratta commerciale che abbiamo fatto lungo parte della via della seta (con importanti deviazioni), lo scopo finale sottinteso è sempre stato l'arrivo a Samarcanda, città cara a Tamerlano nonché al primo presidente dell'Uzbekistan dopo il comunismo.
Una delle cose che mi ha affascinato di questo luogo è di tipo concettuale.
Se per noi a occidente Samarcanda ha rappresentato una tappa della via della seta, qui la cosa cambia prospettiva e questa città si trasforma nel centro di quel mondo lungo chilometri.
Il punto di arrivo per chi veniva dai suoi estremi e quindi acquisisce un ruolo diverso, quello di centro del mondo.
Noi siamo sempre stati abituati a considera Roma con un ruolo centrale nella storia dello sviluppo del mondo antico e senz'altro ce lo ha avuto.
Questo però ci ha portato a considerare il resto come marginale alla nostra storia, sbagliando.
Questo approccio ci ha fatto dimenticare che esisteva ed esiste un mondo ai margini, nelle zone di confine degli imperi antichi e moderni, dove però il mondo reale si incontrava e scambiava merci e idee.
Sembra un'ovvietà ma ripercorrendo la storia e incastrando la figura di Tamerlano, questo punto di contatto ha fatto sì che l'umanità andasse avanti anche quando eravamo nel nostro momento apparentemente più buio (il medioevo e non solo), non considerando che quel periodo era in parte in decadenza solo per noi.
Da lì mi si ribaltano tanti punti di riferimento che do per scontato a favore di una visione della storia molto più sfacettata.
Dove Roma, re feudali, dinastie indiane e cinesi, culture millenarie zoroastriane e tanto altro si toccano, si mescolano e si scontrano (vedi ringraziamenti tra re francesi e Tamerlano dopo un invadione scampata).
Ceppi linguistici diversi come quelli indoeuropei, semiti, turco/altaici e cinesi così come praticamente tutte le religioni del mondo euroasiatico esistenti sono state qui e hanno anche solo parlato dando un loro contributo.
Tanta, tanta roba. Non c'è che dire.
domenica 7 settembre 2025
Sulle orme di Tamerlano - Giorno 6 e 7, Nel deserto rosso
Un giorno nel deserto.
Di nuovo, dopo 2 anni.
Sensazioni diverse, però.
No connessione, niente notte stellata.
Cambio di alloggio però. Stavolta una yurta.
Un po' di gente, chiacchierate casuali con viaggiatori solitari con annesso giro sul cammello.
Bagno nel lago artificiale con un'atmosfera surreale.
Visita alla tocca di Alessandro Magno e poi giro nella forra con i pietroglifici del paleolitico.
Un breve elenco delle cose fatte.
La cosa più rilevante però sta nei lunghi trasferimenti.
Il deserto è un luogo dove perdere le speranze e riacquisirle all'improvviso.
Chilometri di sterpaglie senza nulla all'orizzonte.
Ogni volta non mi capacito di cosa voleva diere nei secoli affrontarlo magari trascinando un cammello con le merci da trattare o cavalcando verso la conquista di qualche regno pieno di soldi e di prestigio.
Questo mondo apparentemente fuori dal tempo ne è invece pienamente dentro. Come una distorsione quantistica.
Anche in parte logorato dall'attesa e sonnocchiante, mi trovo spesso a guardare dal finestrino e di ogni essere vivente che incrocio con lo sguardo mi chiedo la sua storia in quel posto ostile.
Sarà strano ma questo risulta estremamente stimolante per creare storie ed immaginare motivazioni, azioni e reazioni degli esseri umani.
Poi, certo, il sapere di tornare alla civiltà aiuta a non perderci dentro la testa.
Ogni tanto però la fuga rimane necessaria.
venerdì 5 settembre 2025
Sulle orme di Tamerlano - Giorno 5, in giro per Bukhara
È meglio l'URSS o il capitalismo?
La discutibile domanda emerge dopo il giro di Bukhara con la guida italiana che ha facilitato certe domande più scivolose.
È un tipo di domanda che ho sempre trovato fastidiosa proprio perché prevede una risposta secca ad una questione dalle migliaia di sfumature.
Qui rimane interessante proprio perché introdotta e sviluppata dalla guida stessa.
In un tono evidentemente provocatorio porta con sé la difficoltà di dare un senso preciso alla propria storia quando vissuta sopra la propria pelle.
Al di là del proprio pensiero a riguardo, evidenzia come noi siamo parte di un sistema che influenza il proprio giudizio e che spesso rimane superficiale quando si tratta di valutare le motivazioni dell'altro.
Cosa diversa dal doverle giudicare secondo il proprio metro. Ci si ferma prima e, cioè, cosa muove l'altro. È chiaro che facendo questa riflessione si può andare in confusione per vari motivi: ignoranza, supponenza, stanchezza, pigrizia e altro ancora.
Così alla domanda iniziale come si può rispondere, riferita in questo caso a questo stato ma volendo applicato a tutte le questioni che ci portano a scontrarci per affermare la nostra credenza?
Ovviamente non lo so per una serie di motivi, inclusi quelli elencati poco fa.
Penso però che forse la domanda stessa sia poco interessante di per sé e limitativa.
In questo caso la sto spostando verso una conoscenza delle contraddizioni e quindi delle diverse realtà del paese che visito ogni volta.
Nel tempo limitato che mi posso concedere, magari facendomi dare, come oggi, una lista di libri per approfondire parzialmente qualcosa.
Così la prossima che capita una domanda del genere, giro pagina e continuo a documentarmi.
giovedì 4 settembre 2025
Sulle orme di Tamerlano - Giorno 4, da Khiva a Bukhara
Venendo dalla lettura recente de 'Il deserto dei tartari" di Buzzati, l'approccio che ho avuto col deserto ne è stato condizionato.
Se nelle 2 fortezze viste ho percepito tanto le suggestioni di quel libro (solitudine, attesa guardando l'orizzonte, abbandono), oggi passando da ovest a est dell'Uzbekistan ho percepito desolazione.
Tanta polvere, confini strani col Turkmenistan, stazioni di servizio in mezzo al niente. Questa sensazione necessitava di ulteriore indagine.
Così, nel mentre leggevo sulla guida di predoni, nomadi tensioni, assedi, studiosi, eccellenze e tanti morti di varie dinastie, mi sembrare evidente che stare qui faccia sorgere nelle persone la necessità di altro che può significare andarselo a prendere fuori da qualche altra parte oppure costruirselo qui, dove l'acqua e il territorio lo permette.
Per quanto il nomadismo ha un aspetto ambivalente per noi (romantico nelle storie che leggiamo, problematiche nelle storie che viviamo), qui è la base che serve per capire tante cose.
Come possono stare insieme strutture sociali di popoli stanziali con quelle dei nomadi? Cosa decido di fare (e forse di essere) se nel mio sangue e nella mia storia ci sono entrambe?
I Khan o chi prima di loro hanno semore cercato di trovare una quadra che poteva essere o rendere le sue città il centro nevralgico (culturale e commerciale) di quel periodo oppure o lottare per tornare ad esserlo, buttando giù imperi, importando schiavi o sapienti, impostando una rigida gerarchia per mantenere il potere.
Ecco, come mantenere il potere quando tutto intorno cambia e non c'è alcuna certezza se basta una tempesta di sabbia o un inverno particolarmente rigido a decidere le sorti e gli equilibri di quel mondo?
E chi di quel potere non aveva interesse o possibilità di raggiungerlo, quanto ne veniva influenzato e condizionato?
Mentre guardavo al di là del fiume il Turkmenistan, pensavo al deserto che c'era subito dopo e alla gente che ha solcato quelle vie per millenni pensando di cambiare la propria vita rischiando tanto.
Forse tutto.
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