Mettiamo poi che si tratti di argomenti trattati e ritrattati da persone molto più competenti di me.
Il punto è che dopo giorni di sanniti, romani, normani, longobardi, arabi, spagnoli, francesi e infine italiani, arrivo alla questione più annosa e preponderante di questo giorni: perché tutta questa bellezza si perde in un senso di ineluttabile rassegnazione e malinconia del sud Italia?
Un sud che è così differente al suo interno che sembra stupido classificarlo come una cosa unica.
Si veda la storia di Benevento, per esempio.
Questa sensazione intacca quasi totalmente il mio sentire. Sarà anche perché "Cristo si è fermato a Eboli" (che sto ascoltando) ne descrive un po' la sua complessità.
Un esempio di tutto ciò è il brigantaggio.
Al di là del fatto che è stato un fenomeno criminale, tutto il fascino che lo circonda denota forse un qualcosa: il senso che qualcosa di grande e importante sia ormai passato e l'unica cosa che si è trovato per reagire alla progressione della storia sia stato mettersi contro, almeno per darsi un senso contro qualcosa che si è perso.
Dopo i Normanni, tutta la Storia si è spostata da un'altra parte e quella che arrivava qui era di seconda mano.
Io non credo che la solita gastronomia e l'arte, insieme alla natura basti ad andare avanti.
Sembra quasi che sia quasi solo una celebrazione di quello che è stato, mai di quello che potrà essere.
Lo so, non è un pensiero edificante ma questo senso d'impotenza si respira. Forse più per chi viene da fuori che da chi ci sta.
Ormai oltre certe cose.
Chissà...
Bei commenti... e' ora di tornare se ti va!
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