Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno 7, Vidoy, Bordoy e Kunoy, quinta, sesta e settima isola. Verso nord...

La Terra non è piatta (nonostante la teoria piattista abbia il suo fascino narrativo). Non esiste quindi un confine reale del mondo, nonostante questo concetto abbia affascinato e affascini più o meno tutti. Se nei post precedenti parlavo di ovest, stavolta ci siamo rivolti verso nord, nelle isole meno abitate ma ancora collegate via strade alle altre. Un tempo migliore ha aiutato a valutare con più raziocinio una scalata della scogliera più alta dell'arcipelago. Abbiamo rinunciato anche se lo spettacolo sarebbe stato meritevole. Cose che mi hanno colpito più di tutte:
  • vedere attraverso la finestra sulla strada di una casa di un paesino di pochissimi abitanti, i suoi 2 inquilini guardare l'orizzonte (il mare interrotto dalle isole) sulla finestra opposta, poggiati sul tavolo, in silenzio. Poco dopo, per necessità, ci siamo trovati a parlarci e loro stanno lì in pensione, lontani da tutto a contemplare. Una scena finale di un film crepuscolare. Un senso di pace, di attesa e di condivisione tutt'insieme.
  • Dopo un altro trekking (più blando ma con un vento allucinante per buona parte), arrivare in cima e vedersi aprire un panorama sinuoso, geometrico e guardare l'orizzonte per trovare un confine che cambia appena giri la testa
  • Entrare in uno dei pochi boschi (non originali, purtroppo) e scoprire un cancello solitario che si apre verso un emiciclo di rocce basaltiche, a simboleggiare una sorta di ascesa verso un piano diverso
A nord cosa c'è?
Io non lo so. C'è la fine, forse. Il freddo. La solitudine, quella negativa, l'estremo ma anche il punto d'origine e il senso di orientamento.
Da nord vengono sempre gli stranieri, quelli cattivi perché forse non umani.
Forze ancestrali che per definizioni si originano dentro i meandri della psiche umana.
Non li definiamo ma sappiamo di conoscerli.
Se a ovest c'è la scoperta dell'ignoto, a nord c'è quella parte oscura di noi che ci chiama. Ci attrae.
Immaginiamo una nave che rompe il ghiaccio polare.
Tutto è bianco, tutto è uguale. 
Una superficie liscia che si rompe al nostro passaggio. Dove stiamo andando.

In questa giornata ho visto tanti simboli (codificati da me, ovviamente) di aperture.
Che siano cancelli, panorami sinuosi, finestre allineati con scene dentro scene.
Forse basta solo fermarsi e guardare attraverso.





















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