mercoledì 16 settembre 2026
Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno 1, Vagar, prima isola. L'acqua e la terra
Una delle cose fondamentale da sapere delle isole Faroe è la presenza quasi asfissiante dell'acqua. Il termine non è casuale.
Avete presente quando il pantano diventa la regola non appena esci dal percorso asfaltato o da una zona cementata?
Nonostante ti puoi attrezzare con ogni ritrovato tecnico, rischi di arrivare a fine giornata che devi spalare fango da ogni dove.
Detto così, immagino che la situazione non desti interesse e soprattutto voglia di viverla.
Beh, va detto che qui si parte da una prospettiva diversa. Questo non è un viaggio di comodità ma di esplorazione.
Di uscita dalla zona di comfort cittadina ed immersione in natura, nella sua declinazione più liquida, in piena saturazione.
Ecco, forse questo è un concetto che da l'idea di quanta acqua ci sia su queste isole.
Ci sono cascate ovunque che cadono dall'alto e per tutto il soggiorno mi sono chiesto dove questa fosse nascosta nonostante potevano essere passati anche un paio di giorni dall'ultima pioggia importante.
L'acqua è uno degli aspetti importante e, come da prassi, rispetta la sua natura sfuggevole.
Il trekking fatto in questo giorno ha visto avvicendarsi la pioggia (e le nuvole sue sorelle) in forme e stati diversi.
Scendere sulle rocce scivolose, col fango ovunque, oltre a far pensare sul perché alcuni esseri umani sentano la necessità di scalare montagne per sentirsi vivi facendo scelte che sotto un aspetto puramente logico, fa riconsiderare anche la fatica di quelli che in passato non si potevano permettere di pensare di fare trekking perchè quei monti li dovevano comunque scalare.
Con quella pioggia.
Quel fango.
Ora, la vista è impagabile e sempre merita quella fatica.
Solo che per la prima volta dopo tanto tempo ho avuto paura.
Non quella da vertigine che conosco bene ma, complice una scarpa non proprio ottimale per questo tipo di terreni, ho sentito le mie gambe tremare per l'instabilità.
Questo, oltre a rendermi più prudente quasi in automatico, mi ha fatto considerare come vivere letteralmente dovendo riconsiderare il proprio senso dell'equilibrio apre la mente a nuovi approcci.
Soprattutto quando vedi che un animale come la pecora, sempre considerato poco intelligente, in questi ambienti si muove molto meglio di te e sembra quasi esserne indifferente.
Loro sono ovunque, anche nei peggiori dirupi a strapiombo sul mare.
Essere una pecora, a volte, non significa necessariamente un insulto ma una caratteristica.
Ecco, scalare una montagna vuol dire anche scoprire cose di te che non avresti pensato in altri contesti:"Magari essere come un pecora".
Questa cosa suona stranissima ma mi sembra attinente, al di là di facili battute ironiche.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)









Nessun commento:
Posta un commento
Sei caldamente invitato a lasciare commenti. Certo potrei ignorarti comunque!