Tra le nebbie a strapiombo sull'oceano - Giorno 6, Streymoy seconda isola. Nella vecchia fattoria...

Giorno di pioggia. Già lo sapevamo dal giorno prima e quindi abbiamo optato per qualcosa più al coperto. Quindi ci organizziamo per una visita all'antica fattoria di Kirkjubømúrurin, con annessa cattedrale (incompiuta) di San Magnus risalente all' XI secolo. Piccolo retaggio medievale e uno dei luoghi più antichi abitati dall'uomo in queste isole. Non è un caso che si trovi sul lato sud dell'isola principale, a pochi km dall'attuale capitale delle Faroe, pretesa verso il continente europeo. Tutto il complesso offre l'opportunità di vedere fosse organizzata la vita in quel periodo, non solo dentro la casa ma anche nelle attività quotidiane, vita spirituali e la gestione del bestiame. A tutto questo (che si può considerare la parte turistica) c'è stata per fortuna l'opportunità di potersi immergere in qualcosa di più (so che è abusato come termine) autentico. Grazie alle chiacchiere libere con la bigliettaia del sito, scopro è per metà sangue inuit (o esquimese), nata in Groenlandia nel paese più a settentrione di questa immensa isola continente. Finita qui per una amore nato a Copenaghen, ha scelto di stabilirsi in un luogo che, ai nostri occhi, differisce dal suo luogo d'origine ma neanche troppo. E torna di nuovo alla mente i parametri che ognuno di noi ha, in base alla provienenza, di cosa sia abbandonare un luogo per trasferirsi in un altro. Caccia alle balene e a tanti pesci, foche e orsi. Una vita dettata ancora di più degli estremi climatici a cui si rinuncia per una vita migliore. Mi viene una stretta al cuore pensare come decisioni del genere abbiamo un carattere così dannatamente ineluttabile. Per intendersi, lasci un villaggio di 50 abitanti che può raggiungere solo via mare (quando non ghiacciato) o per via aerea (presumo elicottero, non aerei di linea), con l'idea che la vita che scegliere di cambiare ti allontanerà, forse per sempre, da un luogo che ti ha dato i natali ma che non offre opportunità o, meglio, possibilità per una vita diversa. Avevo letto qualche mese fa della storia della colonizzazione dei norvegesi intorno al 1200 di quelle zone (forse dopo aver colonizzato le isole Faroe e l'Islanda) in cerca di pascoli verso il nuovo continente e di come sia finita in un fallimento nel giro di pochi decenni. Qualcosa tentato anche dai vichinghi qualche secolo prima. Ora, fermatevi a pensare, arrivare fin lì con tutti i rischi connessi. Mi sono chiesto sempre perché. Cosa muove l'uomo a fare certe cose e la risposta, incompleta, arriva dai parametri che io oggi metto nel conto che sono molto diversi da quelli che avevano quelle persone all'epoca. Nei miei viaggi, mi piace studiare gli esseri umani nei loro movimenti e nelle loro modi di vivere. Non è sempre possibile per svariati motivi. Poco dopo queste chiacchierate, abbiamo approfittato della disponibilità del fattore di farci vedere un pezzo della sua fattoria, del tutto imprevisto. In particolare, abbiamo visto come essicano la carne di agnello, come fanno i formaggi col loro latte e come usano il grasso delle balene. Al di là dei discorsi etici connessi e controversi, una cosa che concettualmente mi ha colpito è stata la modalità di essicazione della carne. Edificio isolato dagli insetti ma esposto al vento pieno di salsedine proveniente dall'oceano. Settimane di esposizione per avere carne simili, come consistenza, ai nostri prosciutti. Al vento. Quindi non è (soltanto) fastidioso e invadente. E' essenziale. Ora, avreste usato mai questa definizione per qualcosa che ti fa rigirare dall'altra parte? Questi hanno cercato di "piegare" qualcosa che a loro favore, come quando navigano verso rotte ignote verso ovest, incontrando terre tutt'altro che ospitali ma evidentemente essenziali. Non mi capacito mai di cosa siamo possibili fare se abbiamo uno scopo. Mai.

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