Oggi, per esempio, tappe a sfondo religioso (Sant'Angelo in Formus e l'abbazia di Montecassino) che stanno sempre in quel periodo poco raccontato che è il primo millennio dopo la caduta dell'impero romano d'occidente.
Persone che decidono che il ritiro dalla vita pubblica per vocazione sia una necessità da percorrere.
In tutto questo viaggio il ritiro, la lontananza dal mondo dopo un periodo di splendore e centralità è stato sicuramente un leitmotiv da cavalcare (così come seguire un po' pezzi della via Appia Antica).
Cosa rimane dentro, in profondità. Un po' il senso del tutto.
Onestamente non ho la risposta chiara, bella e figa da dare (senza tra l'altro che nessuno me l'abbia chiesta).
Però...
Complice la lettura completata del libro di Levi e alcuni stati emotivi personali, è emersa più chiara un parte di indole antica che ho sempre sentito di portare dentro: il rapporto col trascorrere del tempo.
Una profonda sensazione di malinconia per quelle cose che non sembrano cambiare nonostante tante altre ne succedono intorno.
Avere dentro qualcosa di prezioso ma che in parte viene dimenticato, sopraffatto dal tempo che va avanti e dagli avvenimenti che succedono.
In pratica una lotta, spesso complicata, per rimanere al proprio centro quando il resto del mondo sembra andare da un'altra parte.
Uno stato emotivo che spesso mi pervade e col quale combattere, sia se si hanno le energie, sia quando non le si ha.
Un po' come certi posti e certe persone viste o incontrate. Chi lotta, chi rinuncia, chi resiste, chi attende momenti migliori, se mai verranno.
Io sono qui, tornato alla base.
Si ricomicia.