lunedì 6 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 6, ritiri spirituali

Mi rendo conto che il post di ieri non tentava, come altri, di trovare una chiave personale e vagamente positiva alle cose che mi capita di vedere lungo i miei viaggi.
Oggi, per esempio, tappe a sfondo religioso (Sant'Angelo in Formus e l'abbazia di Montecassino) che stanno sempre in quel periodo poco raccontato che è il primo millennio dopo la caduta dell'impero romano d'occidente.
Persone che decidono che il ritiro dalla vita pubblica per vocazione sia una necessità da percorrere.
In tutto questo viaggio il ritiro, la lontananza dal mondo dopo un periodo di splendore e centralità è stato sicuramente un leitmotiv da cavalcare (così come seguire un po' pezzi della via Appia Antica).
Cosa rimane dentro, in profondità. Un po' il senso del tutto.
Onestamente non ho la risposta chiara, bella e figa da dare (senza tra l'altro che nessuno me l'abbia chiesta).
Però...
Complice la lettura completata del libro di Levi e alcuni stati emotivi personali, è emersa più chiara un parte di indole antica che ho sempre sentito di portare dentro: il rapporto col trascorrere del tempo.
Una profonda sensazione di malinconia per quelle cose che non sembrano cambiare nonostante tante altre ne succedono intorno.
Avere dentro qualcosa di prezioso ma che in parte viene dimenticato, sopraffatto dal tempo che va avanti e dagli avvenimenti che succedono.
In pratica una lotta, spesso complicata, per rimanere al proprio centro quando il resto del mondo sembra andare da un'altra parte.
Uno stato emotivo che spesso mi pervade e col quale combattere, sia se si hanno le energie, sia quando non le si ha.
Un po' come certi posti e certe persone viste o incontrate. Chi lotta, chi rinuncia, chi resiste, chi attende momenti migliori, se mai verranno.
Io sono qui, tornato alla base.
Si ricomicia.

domenica 5 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 5, problemi irrisolti

Chi mi conosce veramente sa quanto posso arrovillarmi in ragionamenti se devo spiegarmi qualcosa.
Mettiamo poi che si tratti di argomenti trattati e ritrattati da persone molto più competenti di me.
Il punto è che dopo giorni di sanniti, romani, normani, longobardi, arabi, spagnoli, francesi e infine italiani, arrivo alla questione più annosa e preponderante di questo giorni: perché tutta questa bellezza si perde in un senso di ineluttabile rassegnazione e malinconia del sud Italia?
Un sud che è così differente al suo interno che sembra stupido classificarlo come una cosa unica.
Si veda la storia di Benevento, per esempio.
Questa sensazione intacca quasi totalmente il mio sentire. Sarà anche perché "Cristo si è fermato a Eboli" (che sto ascoltando) ne descrive un po' la sua complessità.
Un esempio di tutto ciò è il brigantaggio.
Al di là del fatto che è stato un fenomeno criminale, tutto il fascino che lo circonda denota forse un qualcosa: il senso che qualcosa di grande e importante sia ormai passato e l'unica cosa che si è trovato per reagire alla progressione della storia sia stato mettersi contro, almeno per darsi un senso contro qualcosa che si è perso.
Dopo i Normanni, tutta la Storia si è spostata da un'altra parte e quella che arrivava qui era di seconda mano.
Io non credo che la solita gastronomia e l'arte, insieme alla natura basti ad andare avanti.
Sembra quasi che sia quasi solo una celebrazione di quello che è stato, mai di quello che potrà essere.
Lo so, non è un pensiero edificante ma questo senso d'impotenza si respira. Forse più per chi viene da fuori che da chi ci sta.
Ormai oltre certe cose.
Chissà...

sabato 4 gennaio 2025

Antiche Gravine - Giorno 4, dominio sul vuoto

Se lo Stupor Mundi aveva a cuore questa zona, chi sono io per contraddirlo.
È strano perché nel raggio di km, a vista d'occhio sembra non esserci nulla. Uscito da Gravina in direzione Castel del Monte, ero curioso di capire cosa rendesse unica una zona poco chiacchierata del nostro sud: le Murgie.
Ecco, dall'alto del castello la conferma: essere al centro del mondo ma in mezzo al nulla.
Da lontano si vedono Il Gargano e il mare con le mille città bianca. Dall'altra parte l'orizzonte, fatto di qualche albero e tanti prati pieni di rocce.
Pronto quasi per una battuta di caccia.
Il viaggio in macchina è in solitudine. Campi a vista d'occhio su questo paesaggio leggermente curvato dove i contadini faticavamo tra le rocce presenti nel terreno e il sole cocente.
Non è un caso che la vita casalinga fosse sotto terra, anzi sotto roccia. Gravina (e non solo) testimoniano un mondo del sottosuolo vitale e intricato, inventando una vita multilivello, fatta di povertà e opportunità.
Questo paesaggio, al tramonto, mette anche tanta malinconia. Forse dettata dalla percezione di una vita sofferta, soprattutto in quel passato dove Federico II decise di abbellire con le sue dimore.
Forse in uno degli ultimi momenti quando queste terre splendevano di vita.
Circa 800 anni fa.
Mi rimarranno nel cuore, da qualche parte, come campionario di un tempo che fu. 
Quasi cristallizato.

venerdì 3 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 3, un milione d'anni fa...o forse due...

Stai camminando in mezzo al nulla, sopra delle colline piene di rocce carsiche.
All'improvviso si apre una voragine di 5 metri e cadi in una grotta naturale.
Probabilmente ti fai male e non muori.
Solo che non riesci a risalire e rimani lì, morendo di stenti, per 170000 anni.
Sei la testimonianza di un mondo che non c'è più. Anzi, di una razza sparita, sopraffatta o assorbita da un'altra.
Ti cristallizzi e diventi qualcosa di eterno.
La tua storia è triste e piena di solitudine.
Tutto il mondo non sa della tua fine e se ne dispera.
Sì, prova sentimenti perché nella tua scatola cranica c'è spazio per le emozioni complesse.
Tuo amico è ora quel carbonato di calcio nella sua forma più dura.
Oggi qualcuno ti pensa ma presto ti dimenticherà. Così come quelle ere geologiche che hanno reso terra emersa qualcosa che stava sott'acqua.
Fratture, buchi, tagli e escavazioni.
La terra brulica di vita e oggi te ne sei reso conto.
Non conta che sei un uomo di Neanderthal più a ud trovato o un Sapiens Sapiens comune.
Devi fare i conti con la terra.
Che può darti il pane più buono o lasciarti morire.
La scelta non è detto che la faccia tu.

giovedì 2 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 2, calanchi, Eboli e posti abbandonati

Cristo si è fermato...lontano da qui.
Davanti ai calanchi sembra esserci solo desolazione.
Quella affascinante, però. Dettata da quel senso romantico che non si schioda dall'immaginario. Che rende idealmente produttive terre che non lo saranno mai.
Poi quel colore ocra chiaro che in inverno non da alcun senso di desolazione come sarebbe in una calda estate.
Ho visto Craco e la cripta del peccato originale. Quello che ne esce fuori è la vita ti obbliga ad abbandonare qualcosa di caro ma anche a tenerti stretto un luogo impervio cone una grotta su un costone della gravina.
Carlo Levi è stato risucchiato da questi posti e, quasi 90 anni dopo, ne capisco il senso per quanto deviato dai miei occhi sicuramente più postmoderni.
Lontani da tutto e persi nel profondo (per inciso, le strade sono veramente strane da farti trovare all'improvviso davanti ad un impianto di estrazione del petrolio quando ero in cerca delle dolomiti).
Tutta la civiltà sta in alto sembrando di essere sul tetto del mondo mentre giù è tutto un misto di argilla, campi, fiumi e arbusti.
Sembra di non vedere un orizzonte certo e la destinazione non è mai vicina.
Figurarsi chi, come me, decide di girare un po' a caso in cerca di qualcosa di ignoto a se stesso.
Così per caso ho iniziato l'audiolibro sul libro di Carlo Levi.
In cerca di una risposta all'annosa domanda sul senso di quello che c'è.
Qui in Lucania ma non solo.

mercoledì 1 gennaio 2025

Antiche gravine - Giorno 1, arrivo a Matera

Aver ridotto di molto i viaggi nell'ultimo anno non ha intaccato la quasi necessità di esplorare luoghi remoti, quasi ancestrali. Sicuramente con un rapporto stretto, in simbiosi con la Terra, soprattutto se carsica o erosa dal tempo.
Da tempo puntavo alla Basilicata ma, essendo scomoda e dispersa, necessitava di un certo grado di libertà di movimento.
Con la nuova auto sono quindi partito, lontano dalla pazza folla, il giorno di capodanno.
Nessuno in giro e solo ampi spazi lungo l'orizzonte.
Matera si svolge lungo la gravina (una forma di forra, non da tufo però) e gìa questo basterebbe a far scattare tanti campanelli di connessione col mondo del mio cervello.
Quelle fenditure sono ferite di vita vissuta, soprattutto aver visto una parte dell'altopiano delle Murgie.
Sarà stata la giornata tersa, i colori vivi e l'assenza di antropizzazione invasiva ma oggi l'arrivo in questo sud si presenta coi migliori auspici.
Era quello che cercavo. In linea con quel grado di inquietudine che mi accompagna da un po'.
Inizio bene.